Gli schiavi
Chi raccoglie pomodori, chi raccoglie fragole, ciliegie, pesche, chi raccoglierà uva. Sono arrivati con permesso di soggiorno dal Pakistan, dall’Afghanistan, dalla Libia. Magari anche da più lontano. Sono i nuovi schiavi obbligati a lavorare nei campi per pochi euro, qualcuno solo per aver da mangiare e bere. Vivono in baracche anguste dove non c’è il bagno, mangiano e dormono lì e sui campi ci stanno tutto il giorno. Esiste una legge, anche avanzata, approvata dal governo Renzi. Ma chi se ne frega. I padroni che acquistano come fosse roba questa manodopera dai cosiddetti caporali le regole le decidono loro. Un pakistano lasciando la famiglia pensava di guadagnare 1300, 1500 euri al mese e mandare soldi ai sui cari. La realtà é diversa e indecente, raccapricciante. Lui prende 300 euro e cento li manda alla famiglia. Un altro si fa pagare regolarmente il contratto ma a fine mese il padrone lo accompagna in maserati dal suo avvocato perché gli restituisca i contributi. Anche l’avvocato commette una grave illegittimità. Non c’é solo la barbara storia del rogo di Amendolara, terribile per chi ha una coscienza e per chi non pensa che il problema possa essere risolto con le dichiarazioni e le manifestazioni. C’é un mondo di illegalità e di bestialità diffuso e invisibile per chi non vuol vedere e resta convinto, come gli esseri umani di Platone, nella famosa caverna in cui vedono solo ombre, che la realtà sia un’altra. Il Corriere della Sera con um apprezzabile prima puntata sul fenomeno di Goffredo Buccini segnala che in Italia ci sono 400mila braccianti a rischio e 405 territori di criticità. Il giro d’affari sarebbe imponente, pari 24,5 miliardi di euro. Le vittime del malaffare, a cui non sarebbero estranee mafia e camorra, 230mila. Le regioni con maggiore densità di palese illegalità sono la Sicilia con 144 territori e la Puglia con 135. Ma anche il Nord non ne é privo: 35 in Lombardia, 20 in Emilia, 27 in Veneto, 24 in Toscana. Mentre al centro, nel Lazio sono 37 e nel resto del sud 32 in Campania. Totale dunque 405 territori. Parole, dichirazioni, manifestazioni, interrogazioni, mozioni servono a nulla. Ci vogliono controlli a tappeto. Di autorità affidabili. Forse non polizia, non carabinieri, non guardie di finanza, ma una task force attrezzata di uomini senza paura e senza scrupoli che taglino il legame tra il lavoro e lo sfruttamento più illegale. Quello che all’inizio del secolo scorso i socialisti si trovarono a combattere e che rinasce oggi in un’Italia moderna e civile per causa di pochi imprenditori agricoli in vena di sfruttare gli immigrati sottopagandoli, facendo loro ricatti, violenza. Se la legge prevede regolari contratti di lavoro si prendano decisi provvedimenti verso quegli imprenditori che non li hanno sottoscritti o non li rispettino. Se la legge prevede un minimo garantito si proceda contro chi questo minimo non garantisce. Se la legge prevede un massimo di ore e un periodo di riposo si agisca contro coloro che non rispettano queste elementari regole di vita. E se le norme anche del buon senso prevedono che gli esseri umani non vanno trattati come animali e hanno diritto a un alloggio e non a una fogna, si agisca contro chi tutto questo non ammette. Sono anni che il fenomeno é conosciuto. Sono stati girati chilometri di documentari, di inchieste di rivelazioni. Possibile che si sia ancora ridotti così? Anche il sindacato che si sente in pace con la sua coscienza (in una intervista il segretario nazionale agricoli della Cgil ha sostenuto di non avere commesso errori) scenda dal banco di chi emette sempre e solo giudizi e si interroghi se un poco, anche solo un minimo, di responsabilità non sia anche sua.







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