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Venite, il terzo polo vi attende

15 Giugno 2026 98 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Pina Picierno ha lasciato il Pd e in poche ore ha ricevuto 7.500 adesioni alla sua associazione Spazio pubblico. La sua analisi é la nostra, é quella di Carlo Calenda, quella di Luigi Marattin, quella di Elisabetta Gualmini, quella dei tanti movimenti e circoli che non si riconoscono nell’attuale bipolarismo condizionato, quando non dominato, dagli estremi. All’addio della Picierno hanno reagito con giudizi e toni diversi i dirigenti del Pd. L’area riformista non ha neanche sostenuto di non condividere l’abbandono (come per lasciarsi la porta aperta), ma ha ribadito stima e amicizia all’ex compagna di viaggio. L’area vicina alla Schlein si é rammaricata dell’abbandono senza scadere nella retorica del partito che, come la moglie, non si può abbandonare. E addirittura tradire. D’altronde chi può tradire una storia e una identità che non ci sono? Un paio di socialisti del povero Psi hanno invece voluto distinguersi per officiare un servizio non richiesto. E hanno accusato la Picierno di opportunismo, di puntare solo alla riconferma della vice presidenza del parlamento europeo e chi più ne ha più ne metta. Questo mi ricorda una pagina poco nobile della storia del socialismo italiano, quando Valdo Magnani, segretario del Pci di Reggio Emilia, finita la sua relazione, estrasse un foglietto in cui aveva scritto, quando si era alle prese con l’eresia titoista, nel 1951, che il passaggio dei confini dei carri armati sovietici non poteva essere la nostra rivoluzione. Fu boicottato, sostituito, minacciato e poi cacciato. Ma già prima che Togliatti, tornando da Mosca, ebbe a pronunciare la famosa frase sui pidocchi (Magnani e Cucchi di Bologna) sulla criniera di un cavallo, Nenni scrisse un editoriale sull’Avanti dal titolo “Diversivo spettacolare ma inutile”, prendendo le distanze dalla posizione di Magnani. Nenni seppe ravvedersi, e iniziò nel 1956 il percorso dell’autonomia dal Pci. Così Magnani nel 1957 aderì al Psi. Speriamo che sappia ravvedersi anche l’attuale ben più minuscolo Psi. Quello che ci divide da questo partito é la collocazione. Maraio, reduce da un risultato positivo a Salerno, tiene il suo partito ben dentro il campo largo e stringe affettuosi patti di amicizia con Conte e Fratoianni, noi invece siamo ben dentro il polo che rifiuta questo bipolarismo assurdo politicamente e dannoso per l’Italia. Fanno anche un po senso, ma non insistiamo per un sentimento di affetto irragionevole che continuiamo a nutrire nei loro confronti, quelli che ad un tempo trattano da traditori coloro che lasciano il Pd e anche noi che abbiamo lasciato il Psi per lo stesso motivo. La prima affermazione basta e avanza per giustificare la seconda. Fermenti dunque nell’area liberalsocialista, con un primo patto federativo tra noi, Socialdemocrazia, il Comitato Vassalli, Ora, Risorse Umbria, aperto ad altri movimenti e associazioni. A settembre a Bologna, dopo un’assemblea costitutiva, si eleggeranno gli organi della Federazione. Poi si guarderà oltre. Certo al movimento di Pina Picierno, e poi a quello di Luigi Marattin e certamente ad Azione di Carlo Calenda che resta il perno di tutta l’operazione. E bisognerà pensare a un grande evento, a cinque idee programmatiche che ci distinguano dai due poli, e soprattutto alla reductio ad unum (quanto meno a una sola lista sia pur di soggetti federati) per le prossime elezioni politiche. La coerenza la rivendico tutta. Già al momento della formazione del governo giallorosso assieme al compianto Ugo Intini, proposi di passare all’opposizione unendoci a Calenda e alla Bonino. Al Congresso del 2022 prima delle elezioni intervenni in difesa del terzo polo di Renzi e Calenda ma il Psi preferì inserire candidati nella lista del Pd senza eleggere nessuno. All’indomani della disfatta elettorale, in sintonia con la mozione presentata da Intini, proposi un comitato di emergenza e un congresso straordinario. Il risultato fu la mia rimozione dalla direzione dell’Avanti. E passo oltre. E ribadisco che nelle scelte di numerosi compagni socialisti non c’è alcuna questione di rivalsa. C’é solo la speranza di portare i socialisti, quanti più socialisti, nel Terzo polo, perché non siano supini al Pd della Schlein e alleati innaturali di Conte e Fratoianni. E umiliati da quel fronte del no alla legge europea sulla giustizia, quella rivendicata da Pannella, Tortora e Vassalli. Quella presentata da Crema e da Buemi. E schiavi di quella sinistra che non é scesa in piazza quasi mai per difendere i diritti del popolo ucraino offesi dall’aggressione russa, che pur condannando il governo Netanyahu non riconosce che il macello é iniziato il 7 ottobre con la strage di Hamas, di quella che pur prendendo le distanze da Trump e dalla sua folle girandola di opinioni e di azioni riconosca che in Iran c’é un grave problema di democrazia e che i dissidenti o vengono massacrati o torturati e rinchiusi. Mai che si organizzi un solo sit in per chiedere la liberazione di Nargy Muhammadi, che adesso lotta tra la vita e la morte in un Ospedale. Pare quasi si sia tornati indietro di 50 anni. La sinistra di oggi prende posizione sempre e solo contro l’Occidente, D’altronde come si farà a governare l’Italia se uno dei leader della sinistra, Fratoianni, propone che l’Italia esca dalla Nato mentre Vannacci, probabile alleato della destra ipotizza l’Italia fuori dall’Europa. Il bipolarismo, trasformato in bipopulismo rischia di divenire bipericolosismo.

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