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Lo scendiletto

1 Luglio 2026 58 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Mi ricorda, sta storia dello scendiletto, una vecchia canzone di Tony Renis nella quale il protagonista, per amore esagerato di una donna, era disposto anche a mettersi a quattro zampe quando lei si alzava al mattino. Qui invece é un’accusa. Malevole alquanto. L’ha formulata riprendendola dal leit motiv di Conte, una giornalista famosa. E la Meloni dopo la polemica di Trump e con Trump ha voluto accennarla polemicamente: “Ero io lo scendiletto?”. Sinceramente oggi l’epiteto fa un po’ ridere e non solo perché, date le proporzioni dei due, si tratterebbe di vero e proprio sbracato sfondamento, ma anche perché l’accusa di Trump all’Italia dimostra, quanto meno, che il governo italiano sa difendere la propria dignità. Quanto a Trump ormai non c’é più niente che non si sia detto. Anche in America si cercano le prove di una malattia mentale che lo porterebbe ad offendere tutti in preda a un misto di insicurezza, arroganza e misoginia congenita, come sostiene la nipote di Trump, Mary Trump, di professione psicologa. Per lui l’insulto é pane quotidiano. Mai si é verificato in passato che un presidente americano offendesse i suoi alleati, annunciasse a sorpresa una pace dove continuava la guerra, dopo aver annichilito il mondo parlando della volontà di distruggere un’intera civiltà, facesse rapire un capo di stato e ammazzare un altro, che non erano, sia ben chiaro, stinchi di santo, prendesse in giro gli iraniani dissidenti annunciando un cambio di regime, il regime sanguinario degli Ayatollah, per poi firmare una proposta di tregua in 14 punti in cui ad esso non si fa menzione. Ci resta, per il momento, solo l’Europa, solo la vecchia Europa, che dopo aver scatenato due conflitti mondiali e generato alcuni tra i peggiori regimi dell’epoca moderna, da oltre 80 anni ha trovato pace e dal 1989 unità. Ma che continua a tracheggiare scodinzolando attorno al tema centrale: la sua unità politica. Chiunque governerà l’Italia nei prossimi anni dovrà misurarsi con questo tema, non solo della difesa comune (e qui mi pare che i quattro amici al bar faranno molta fatica), ma anche del bilancio comune. A proposito dei quattro, bisogna prendere atto che il campo largo e cioè l’union de la nouvelle gauche, un insieme di integralisti, massimalisti e populisti, ha timbrato la sua identità e i suoi confini. Poi, per l’amor di Dio, per altri c’é posto. In piedi o in seconda classe. E Renzi, e Magi, e Maraio? Sono bene accetti, Renzi di meno, ma si apprestino ad accettare un programma e un leader scelto da altri. Fratoianni é stato chiaro, niente Jobs act e abolizione dell’articolo 18. Cioè Renzi non solo non ha diritto a mettere gli occhi nella cabina di regia, ma deve essere contro Renzi che quei provvedimenti ha adottato. Sempre di più si fa strada e spazio l’area riformista che al bipolarismo italiano non intende piegarsi. E men che meno fare da scendiletto né a Trump né ai quattro cavalieri dell’Apocalisse.

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