Promossa da 4 movimenti d’ispirazione socialista nasce la Federazione dei riformatori
Sono quattro le sigle di orientamento socialista che hanno dato vita alla Federazione dei riformatori, alla quale hanno già chiesto e ottenuto di aderire il Partito dei Popolari, Socialisti, Liberali e il Circolo vicentino Bruno Buozzi. A questi si aggiungono le attenzioni formulate dal Partito repubblicano e da settori laici, cattolici e liberali. Non nasce un nuovo partito e men che meno dunque nasce un nuovo partito socialista. Questa storia di consentire la rinascita del Psi attraverso l’unità di tutti i socialisti é senza senso. Il Psi può rinascere, e mai sarà quello del passato, solo se verrà restaurato il vecchio sistema identitario, che peraltro non é affatto stato distrutto nelle altre nazioni europee. E l’unità dei socialisti é un sogno che rimanda ai rimpianti della nostra giovinezza. Chi sarebbero i socialisti che si dovrebbero unire? Quelli che erano nel vecchio Psi? Purtoppo la legge impietosa degli anni porta a ritenere che in buona parte siano passati a miglior vita, e poi anche i resistenti sono trent’anni che si collocano in modi diversi se non opposti. Dovrebbero azzerare tutte le convinzioni manifestate in oltre trent’anni di storia e fare un salto all’indietro di tre decenni quando si ritrovavano uniti? E’ bizzarro pensare che la convergenza sul passato possa annullare le divergenze sul presente. Se si pensa invece ad una collocazione di un’area più vasta, dove anche la componente socialista é presente, che é rappresentata da un pensiero che unisce socialismo liberale, democratico e riformista, radici risorgimentali, riformismo laico e cattolico, allora questo é il momento di una scelta. Perché é scelta di autonomia, perché é coraggiosa e coerente lotta per l’Europa politica, perché si contrappone al bipolarismo malato e oggi anche pericoloso. Malato perché a un bipolarismo di stampo anglosassone, tra liberali e riformisti, si oppone un bipolarismo in cui in un polo i liberali sono esigua minoranza e se il generale suona la carica sono destinati alla fuga e dall’altro i riformisti non solo non vengono invitati a cena, a pranzo e a colazione ma sono oggetto di discriminazione politica e destinati o ad essere marginali o a uscire dal campo ristretto a tre. Pericoloso perché la politica estera che é la madre di tutte le politiche trova i due poli lacerati. Quello largo e poi ristretto ha presentato sulla guerra all’Ucraina cinque documenti diversi in parlamento, in quello opposto il filo putinismo della Lega é solo malamente camuffato, ma nel generale é addirittura esaltato. Come potrebbero l’uno e l’altro polo governare una politica estera in armonia con l’’Europa? Vien da pensare che il campo ristretto potrebbe resuscitare un orbanismo di sinistra e quello opposto un trumpismo di provincia. Noi non siamo un partito e neanche una lista elettorale. Noi siamo il contributo disinteressato e sincero alla nascita di una alternativa a questo bipolarismo bastardo. E se il premio di maggioranza della nuova legge elettorale dovesse essere non troppo basso, diciamo non sotto il 45%, rappresenteremmo con tutti coloro che si schierano su questa posizione e formando un’unica lista anche il perno per disgregare il bipolarismo e costruire un governo riformista e liberale.







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