Via col vento
Rispetto al Pd veltroniano, quello delle tendenze ex comuniste, cattoliche e liberaldemocratiche da mischiare in stile americano e guardando più che alla tradizione europea a quella statunitense, rispetto a un Pd che avrebbe dovuto rappresentare sia il centro sia la sinistra, quello di Obama e del suo Yes wi cane, rispetto al Pd del bipartitismo con Forza Italia berlusconiana che conquistò nel 2008 il 33%, oggi cosa resta? Si il passaggio a Renzi é stato come quello delle mandrie del Canyon. Prima un furioso sobbalzo (oltre il 40% grazie agli ottanta euro) e poi un rapido precipizio (il 18% alle politiche del 2018), Letta, richiamato in patria come il figliol prodigo che avrebbe dovuto lavare l’offesa di chi l’aveva preceduto, non ha saputo far molto di meglio col 19% nel 2022. Diciamo che del Pd del Lingotto ora, elettoralmente, resta poco più della metà. Chiamata al capezzale di un Pd in stato comatoso e con la destra-destra per la prima volta vincente in Italia la Schlein ha pensato bene di spostare il partito verso sinistra, prona a Landini e alla Cgil, amica di Conte e dei Cinque stelle e solidale con Fratoianni e Bonelli. Ne é sortito un Pd e una alleanza in cui per la prima volta i riformisti sono in minoranza o in fuga. In piazza sempre coi pro Pal, coi gay, con gli immigrati, con chi grida pace a prescindere da chi abbia portato guerra, il Pd non ha fatto una alleanza, ma é diventato esattamente come gli alleati. Lo distingue solo la solidarietà operativa con l’Ucraina anche per non dissociarsi troppo dai socialisti europei, visto che si era dissociata da tutti loro sul Rearm. Il Pd non é più quello che aveva Marcucci, oggi con Marattin, presidente del gruppo senatoriale, non é più certo quello di Renzi o di Letta, entrambi provenienti dal mondo cattolico e Letta da quello democristiano, non é quello che convinse Francesco Rutelli a sciogliere la sua Margherita per unificarsi coi Ds di Piero Fassino, non é certo quello che grazie a Renzi entrò nel Pes, volendo evidentemente somigliare a una moderna socialdemocrazia e non ad un gruppuscolo extra parlamentare. E fuggono dal Pd in tanti che ci avevano creduto. Non si parla mai di Claudio Petruccioli, già presidente della Rai, si parla poco di Marco Minniti, il miglior ministro degli Interni, ovattato é il distacco di Chicco Testa, già presidente dell’Enel, mentre di Cesare Salvi già presidente dei senatori Ds o di Gavino Angius si sono perse le tracce. D’altro lato, come Veltroni lo sconfessa, anche D’Alema non l’appoggia. Rimbalzano i distacchi più recenti. Da quello di Enrico Borghi passato a Italia viva, a quello dell’eurodeputata Caterina Chinnici passata, forse, a Forza Italia. Non ha più incarichi parlamentari l’ex ministro Giuseppe Fioroni. “Nella segreteria Schlein, ha detto Fioroni a L’Identità, i cattolici, i popolari e i liberal-democratici sono ospiti paganti, ma col tempo saranno sgraditi e anche ingombranti”. La deputata Marianna Madia, già inserita in prima fila nelle giovani generazioni del Pd veltroniano, ha sbattuto la porta e ha aderito anch’essa a Italia Viva mentre l’eurodeputata Elisabetta Gualmini ha preferito optare per una rottura più forte ed é approdata ad Azione di Carlo Calenda. L’eurodeputata e vice presidente del Parlamento europeo Pina Picierno, coraggiosa, anzi temeraria, esponente delle battaglie sull’Ucraina, ha fondato Spazio pubblico in accordo con Calenda e Marattin e molti altri che si apprestano a creare un polo riformista autonomo dalle due coalizioni tradizionali. Più di un mal di pancia, diciamo un inguaribile mal di mare soffrono nel tragitto schleniano molti altri riformisti, come Lia Quartapelle e Mauro Gori, e cattolici, come Graziano Delrio e Pierluigi Castagnetti. Ma il tutto si risolve con un “mi dispiace” pronunciato a denti stretti dal vertice del partito, che in realtà maschera un ben più sincero “finalmente”. Il dato dei sondaggi rivela però che il Pd non recupera a sinistra quel che perde a destra. Gli ultimi sondaggi lo danno appena sopra il 20%. D’altronde non é dato conoscere esponenti della sinistra che dopo l’elezione di Elly siano approdati al partito. Il rientro del bersaniano Articolo 1 era già avvenuto in epoca lettiana. La motivazione é semplice. Se io faccio la politica dei Cinque stelle voto Cinque stelle se faccio la politica di Fratoianni voto Sinistra e Verdi. L’originale é sempre più attendibile delle copie. E così il Pd rischia di rinsecchirsi, dopo i rimproveri di Prodi e soprattutto di Parisi, dopo le grida di Furfaro e di Provenzano, dopo la giravolta referendaria del Bettini. Ma se fosse vero che la Schlein recupera a sinistra perché quest’ultimo é così preoccupato di creare una area centrista forte nella coalizione, che prescinda dai tentativi giudicati infruttuosi di Matteo Renzi? Che senso ha allora l’iniziativa di Onorato? Se il Pd non sfonda a sinistra e perde voti e dirigenti a destra tanto da rendere indispensabile, sono le parole dell’intramontato Mastella, la nascita di una nuova Margherita, non é per caso giunto il momenti di farsi qualche domandina. E chiedersi se ha ancora senso un Pd così, che ha rinnegato tutti i presupposti della sua nascita?







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