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L’oligarchia italiana

23 Luglio 2026 109 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Su questa materia ho già scritto alcuni editoriali. Ci ritorno dopo lo scoop sulle preferenze. Perché di questo si tratta. Fratelli d’Italia voleva introdurle ma non per i capilista, Lega e Forza Italia no perché non sarebbero stati in grado di decidere chi entrava in Parlamento. I Cinque stelle le volevano per tutti (sono notoriamente portatori di voti personali ed eletti con 50 segnazioni, sul loro sito, di parenti e amici), ma per finta. L’opposizione ha festeggiato perchè è meglio una legge con liste bloccate che una con preferenze parziali. Il diniego alle preferenze cominciò sul versante morale. Eravamo in piena tangentopoli. Le preferenze sono fonte di sperperi e di corruzione, si diceva. Viva i più onesti piccoli collegi uninominali. Alle europee con collegi enormi ci possono stare. Perchè? Non esistono i perché nel regno dell’illogico. E allora mettiamole alle comunali e alle regionali. Tanto spiegare per spiegare é inutile. Ma qui raggiungiamo il vertice del non senso. Dell’irrazionale puro. O forse del più netto capovolgimentp della democrazia. In regione e nei comuni si eleggono il presidente e il sindaco ma i presidenti delle Regioni senza ballottaggio e i sindaci dove si vota con il proporzionale col ballottaggio. Il perchè è rinviato ai precedenti. Presidenti e sindaci nominano poi la giunta che è composta da non consiglieri. Se uno viene eletto consigliere e poi anche assessore deve dimettersi da consigliere. Si è mai visto un organo a elezione diretta sopraffatto da un organo mominato e da cui per di più il noninato sia costretto a dimettersi? Quale sia la logica è presto detto. Trattasi di un pugno alla democrazia. Volete un altro esempio? Le province sono state abolite no? Macchè. Sono solo stati eliminati i consigli provinciali, gli unici eletti democraticamente. Rsstano invece i presidenti e gli assessori. Che meraviglia. Volete un esempio di come avvengono le nomine in importanti aziende pubbliche? Una volta erano i partiti a trattare gli equilibri e poi i nomi. Oggi sono presidenti e sindaci che decidono da soli in barba alla politica e anche ai consigli elettivi inserendo amici e collaboratori. E i  comitati di quartiere per avvicinare la gente alle decisioni degli enti locali? Aboliti nelle città con meno di 200 mila abitanti. Mi immagino che Pericle, colui che nell’antica Grecia aveva fondato la democrazia ateniese, desse uno sguardo all’Italia. Penso che la definirebbe a ragione una oligarchia. D’altronde anche la democrazia ateniese finì così. Senza preferenze possibili.

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