Orgogliosi di loro
Sarebbe stato un guasto tecnico di uno degli elicotteri più moderni e di ultima generazione, avvenuto subito dopo il decollo nell’aeroporto di Brcko, in Bosnia, a generare la tragedia. I morti non sono tutti soldati: due persone decedute appartengono al personale della Croce rossa. Il lutto si allarga ad altre istituzioni italiane, che alla missione Eufor offre un contingente e delle funzioni articolate, di terra, aria, di sorveglianza aerea e di intelligence militare. Circa duecento italiani vi sono impegnati in questa missione di pace. La missione Eufor Althea nasce nel 2004 su iniziativa dell’Unione europea, quando essa é subentrata alla Nato per le operazioni militari in quel martoriato territorio e ad essa hanno offerto il loro contributo 18 paesi dell’Unione con due obiettivi: stabilizzare la situazione in Bosnia Erzegovina dopo le stragi e i danni della cruenta guerra civile e addestrare i militari bosniaci con mezzi e risorse adeguate. Una svolta è arrivata nel 2012, quando Eufor Althea è stata riconvertita con l’esclusivo compito di addestrare le forze armate locali per renderle progressivamente autonome e autosufficienti nella formazione del proprio personale. L’attività di assistenza e addestramento congiunto prosegue ancora oggi. Attualmente – riporta il Corriere – la missione conta circa 1600 militari di 24 paesi, ai 18 europei si sono aggiunti sei paesi non europei, un organico decisamente inferiore rispetto ai circa 6mila uomini impiegati nella fase iniziale. La mission é difensiva, di pace e di sostegno alla Bosnia. Cadere per questa missione, come é il caso delle quattro vittime dell’incidente (se di incidente si tratta) deve essere fonte di massima considerazione e di solidarietà per loro e le loro famiglie. Partiamo dalla ragazza. Trentaduenne, Laura Procacci, infermiera, stava laureandosi in Medicina e Chirurgia alla Sapienza. Dalla Cri spiegano che “aveva maturato una solida preparazione nella gestione del paziente critico e della traumatologia. Qualificata come soccorritrice e operatrice, aveva svolto anch’essa il percorso specialistico pre-impiego per la missione Eufor Althea. Una giovane donna che sacrificava se stessa per salvare il prossimo. Aveva fatto volontariato durante il Covid e a Canosa, suo comune di residenza, era stata protagonista di una sottoscrizione per acquistare un farmaco che cura una rara malattia delle donne. A Canosa la ricordano e la piangono tutti. Adriano Zecchillo, nato a Milano nel 1961, avrebbe compiuto domani 65 anni. Infermiere tecnico perfusionista, aveva contribuito a creare la cardio chirurgia dell’ospedale di Legnano, dove ha lavorato dal 1999 al 2022, quando è andato in pensione. Aveva prima lavorato in altri ospedali, fra cui il San Raffaele. Aveva operato per la Croce bianca e dal 1984 era entrato nella Cri. Era una persona eclettica e capace di trasmettere i suoi mille interessi. Il compleanno non potrà festeggiarlo, purtroppo. Claudio Marchesi aveva 35 anni e apparteneva all’esercito italiano. Aveva il compito di specialista all’interno dell’elicottero e anche Simone Ruggia, 37 anni, apparteneva all’esercito. Viene descritto come un uomo solare che amava molto ritornare nella sua città, Salerno. Città dalla quale non tornerà vivo. Undici sono i miracolati (l’elicottero ne ospitava 15). A vedere i pezzi frutto dello schianto si stenta a crederci. Aggrovigliati come sono tra arbusti di montagna. Anche i piloti sono stati estratti solo feriti e non corrono pericolo di vita. A noi non resta che associare le nostre condoglianze alle famiglie della vittime e gli auguri di un pronto ristabilimento ai feriti. E ricordare il valore delle missioni in giro per l’Europa e l’Africa e il Medio Oriente alle quali partecipano anche gli italiani. A chi demagogicamente chiede il loro ritiro rispondiamo che tutti coloro che ne fanno parte sono orgogliosi di averlo scelto volontariamente. E noi dobbiamo essere orgogliosi di loro.







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