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Quando i filosofi divennero santi: Agostino d’Ippona

2 Marzo 2011 1.961 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Gente seria. Personaggi che s‘occupavano di Dio in un momento storico decisivo. D’accordo, più o meno cent’anni prima c’era stato Plotino, ma lui era innamorato solo di Platone più che di Cristo. Mentre il Salvatore era già nato e morto e con lui i suoi santi (da Pietro, che fondò la Chiesa e fu il primo papa, a Paolo e agli altri evangelici fino ai primi filosofi cristiani come Origene), l’Impero romano aveva adottato la religione cristiana come quella di Stato. Ma in quel periodo, cioè quando i filosofi divennero santi, stava addirittura crollando l’Impero di Roma. Tutto un mondo era ormai al tramonto. Non c’erano istituzioni che non fossero quelle della Chiesa cattolica che sopravissero a tale sbandamento, mentre le vecchie famiglie pagane di Roma attribuivano proprio alla nuova religione la fine del loro mondo per cinica vendetta di Juppiter. Altro che l’89 e la caduta del Muro di Berlino. Qui tutti i muri stavano crollando e anzichè Gorbaciov si presentarono i barbari che col sacco di Roma presero le vesti e i volti dei Goti. Terrore. Violenze. Sangue. Eppure questi Santi diedero speranza. E parliamo dei dottori della Chiesa, tre dei quali, Sant’Ambrogio, San Gerolamo e soprattutto Sant’Agostino, seppero suscitare sicurezze e consenso ai quali aggrapparsi. Erano giovani tutti e tre nel tempo di Giuliano l’Apostata. Gerolamo visse ancora dieci anni dopo il sacco di Roma, San’Agostino fece in tempo anche a sorbirsi l’irruzione dei Vandali in Africa dove era nato e dove, ad Ippona, città della quale era divenuto vescovo, morì. Ambrogio uno se lo immagina milanese verace, uno che dice “Me sun de qui che parlen no”. E invece era nato a Treviri e a tredici anni si trasferì a Roma, poi a trenta fu governatore di Liguria ed Emilia. Uomo del Nord, antenato di Bossi, Ambrogio era un politico di razza e quando fu eletto vescovo di Milano la sua ascesa fu salutata dall’acclamazione popolare. Quando alzava l’ampolla capiva che non era acqua del Po, ma benedetta. Era uomo tutto d’un pezzo. Basti ricordare il conflitto con l’imperatore Teodosio. Quest’ultimo era davvero un sanguinario. Per un nonnulla diede ordine di fare una vera e propria carneficina a Tessalonia e le vittime si contarono a migliaia come quelle di Gheddafi in Libia. Ambrogio gli scrisse una lettera di fuoco e lo invitò a confessare il suo peccato e a fare pubblica ammenda nel duomo di Milano. E Teodosio, che aveva una paura matta dell’inferno, accettò e si recò a Milano, col capo coperto di cenere, e nella cattedrale milanese si svolse il rito purificatore del crudele tiranno con tanto di penitenza. Con Ambrogio nelle vesti del vincitore. Se Ambrogio era un grande uomo di Stato, Gerolamo era un notevole erudito e Agostino un grande filosofo. Gerolamo nacque nel 345 (cinque anni dopo Ambrogio) non lontano da Aquileia, studiò a Roma ma, dopo vizi e passatempi che poi saranno giudicati peccaminosi da lui stesso, si ridusse ad asceta. E perfino ad eremita. Fu talmente rigido nell’impostazione della sua vita (e Agostino non sarà da meno, fanaticamente ossessionato dall’idea del peccato) che si mise in testa di giudicare peccatore anche San Pietro. Il merito storico di Gerolamo è quello di aver tradotto la Bibbia, nella sua versione più autentica e non nella versione che i cattolici avevano fino ad allora adottato, molto strumentalmente volta a dimostrare una presunta falsificazione ebraica sul tema del Messia. Agostino nacque nel 354, in Africa. Nove anni dopo Gerolamo e 14 anni dopo Ambrogio. La mamma Monica, che divenne anche lei santa (santa famiglia…) era cattolica osservante, il padre si convertì solo tempo dopo. E lui, Agostino, aveva maturato fin da piccolo questa mania del peccato. Raccontò un furto di mele quando aveva dieci anni. E siccome non aveva fame, e fece il furto solo per il piacere del furto, ne venne talmente impressionato che lo scrisse e lo rimuginò e lo riscrisse in sette capitoli del suo libro “Le confessioni”. Un malato mentale? No, perchè pensò: “Se avessi avuto fame avrei peccato meno”. Il furto come peccato e il piacere come aggravante del peccato. E anche i bambini sono esseri peccaminosi dunque, anche i lattanti, che hanno senso di invidia, di gelosia, di bramosia, di ghiottoneria. Viviamo insomma circondati da peccatori. Fosse stato per lui avrebbe volentieri organizzato una retata allo Zecchino d’oro, in quel festival di vili e piccoli criminali. Ma lui ne aveva combinato un’altra delle sue. Dalla mele alle pere. E si era messo con una donna a far concubinato, mentre la madre lo voleva sposo con una scelta da lei. E così alla fine Agostino aveva deciso di non diventar sposo e di lasciare la concubina, dalla quale intanto aveva avuto un figlio. Mica si può sempre dar retta a mammà. E divenne per scelta scapolo e casto. Prima manicheo e poi antimanicheo, si convertì al cattolicesimo a Milano da Ambrogio. Immaginare l’incontro tra l’uomo del Nord e l’extracomunitario… La mamma santa si commosse e morì poco dopo salendo al cielo contenta. E Agostino scrisse tanto e tanto ancora, che riesce difficile rimasticarle tutte le sue teorie sulla vita, il creato, la morte, Dio, l’inferno, il peccato, l’anima e via dicendo. Tornò in Africa, dopo essere stato battezzato da Ambrogio, dove poi morirà, senza trasferirsi più. Si innamorò di Platone, anche lui, ma un pò meno di Plotino, e salvò solo il filosofo tra la stirpe dei vecchi filosofi greci. E scrisse: “Se ne vada Talete con la sua acqua, Anassimene con la sua aria, gli stoici col loro fuoco, Epicuro coi suoi atomi”. Tutti in un bel sacco dovevano esser messi i filosofi perchè materialisti. Solo Platone doveva essere salvato perché parlava di anima. Anche se Platone non aveva concepito un Dio creatore ma, come anche Aristotele, un Dio architetto. Per loro esisteva una sorta di sostanza primigenia disordinata e Dio l’aveva ordinata. Invece Agostino sostiene l’esistenza del Dio creatore dal nulla. Ma cos’è il nulla? E cosa c’era prima del nulla? Agostino elabora qui una concezione del tempo relativista davvero anticipatrice. Il tempo fu creato quando il mondo fu creato. Non esiste il prima. Dio è eterno e senza tempo. Esiste solo il presente che è un momento. Il resto del tempo è solo pensato. Ed è pensato come presente. Dunque Agostino elabora un’idea del tempo di stampo soggettivista. Il passato è memoria, il futuro è attesa. Arriverà molto tempo dopo Kant e anche Cartesio e il suo “Cogito ergo sum”, che Agostino anticipa nella domanda “Cosa sono? Sono pensiero”. Ma è sulla teologia che Agostino si concentra e lo fa con la sua “Città di Dio” proprio dopo che Roma, nel 410, venne colpita dal sacco dei Goti e i pagani ne attribuirono ai cristiani la colpa. Agostino scrive non per scagionare i cristiani, ma per attribuire proprio ai cristiani il merito di avere evitato conseguenze ancora più gravi ed atroci. Anche perchè i Goti non avevano distrutto le chiese e molti romani si erano rifugiati proprio lì, mentre gli stessi romani, al tempo delle loro conquiste, avevano invece sempre distrutti i templi delle popolazioni conquistate. E poi i cristiani uccisi avrebbero avuto la ricompensa del regno di Dio e alla fine erano anche stati fortunati mentre i pagani una volta morti “fuffa”. Anche le donne stuprate e uccise avevano diritto al Regno di Dio. Non erano più vergini d’accordo e si accese allora un dibattito. Ma la verginità non era valore assoluto? E qui Agostino si mostra un pò più tollerante di altri. Sì, ma la verginità è una virtù della mente e nessuna punizione deve essere inferta a chi la perde con la violenza e senza alcuna volontà. A meno che nell’atto, specifica Agostino, si sia avuto piacere. Allora si è peccato per complicità. Come saperlo resta misterioso. Solo il pensare che potesse esserci qualche forma di piacere durante uno stupro mette in evidenza la visione ossessionata e malata di Agostino di fronte al sesso. E giù ancora tesi sul peccato e sulla condanna. Tutti gli uomini sono peccatori e Dio è buono perchè non li condanna tutti all’Inferno, ma ne salva alcuni che porta con sè in Paradiso. Con la grazia, cioè col battesimo, emenda le colpe originarie, tramandate anche ai bambini. Adamo ed Eva hanno la colpa di aver peccato per primi e se loro con la famosa mela (ancora le mele) non avessero fatto i furbi, l’umanità non avrebbe neppure conosciuto la morte e gli esseri umani sarebbero stati tutti spirituali e con corporei. La condanna ad essere uomini è la più giusta e feroce condanna di Dio. La verginità un bene assoluto e il rifiuto del piacere sessuale è la motivazione divina di una scelta naturale. Perchè, secondo Agostino, il piacere sessuale dipende dalla rinuncia alla volontà e dalla necessità del desiderio. Solo con la volontà non si raggiunge quel piacere. Ed è vero tanto che oggi si è pure inventato qualcosa che l’aiuti e che ancora non era commercializzato ai tempi del nostro. L’unico atto sessuale ammesso è quello delle coppie di sposi per la produzione dei figli. Ma anche questo doveva essere concepito senza il minimo piacere sessuale e senza bramosia. Una sorta di rapporto tecnico. Un atto puramente industriale. Difficile perchè senza desiderio non c’è neppure oggi pastiglia che tenga. Tutta colpa di Adamo che con quel peccato originale aveva prodotto l’atto sessuale solo dipendente dal desiderio. Averlo saputo prima…Nell’ultima parte della sua vita Agostino se la prese coi “pelagiani” e con la loro eresia. Stò Pelagio era un gallese (Morgan, cioè uomo del mare come Pelagio in greco). Costui aveva detto cose molto semplici e di buon senso. Come ad esempio che gli uomini virtuosi vanno in cielo per un loro sforzo morale. Apriti cielo. Agostino, che riteneva che nessuno potesse ritenersi virtuoso con la sua sola volontà, ma solo per grazia di Dio, condannò l’inammissibile eresia. E via di questo passo. Come un uomo del Pool Anime Salve Agostino continuò a proclamare l’uomo cattivo e peccaminoso fin dalla nascita e a propagandare, come gli altri che lo seguiranno, la verginità e il culto del peccato come valori assoluti mentre i barbari cambiavano il mondo e la civiltà. Unica soluzione, verrebbe voglia di dire, non è rivoluzione, ma castrazione….

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