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Spinoza e champagne

12 Aprile 2011 1.199 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Una questione davvero spinoza. Molto, molto delicata. Lui, Benedetto Baruch Spinoza, propose una sua idea di Dio. Che non era il Dio della religione cristiana o ebraica o, che so, musulmana. Un Dio tutto suo. Il Dio di Spinoza. Se non c’è rosa senza spine, non c’è Spinoza senza Dio. Un Dio senza religione. Chiediamoci cosa succedeva fuori dell’Inghilterra, patria del moderno liberalismo, nei secoli XVII e XVIII. L’olandese Benedetto Baruch Spinoza, di famiglia ebraica spagnola, passata in Portogallo e poi rifugiatasi in Olanda per sfuggire all’Inquisizione, visse ad Amsterdam e poi all’Aja guadagnandosi la vita levigando lenti per cannocchiali. Senza Galileo come avrebbe vissuto? Filosofeggiò e morì a soli 45 anni di tisi, come Mimì, come Violetta, che erano nate letterariamente duecento anni dopo. Nel Seicento si moriva di tifo, di lebbra, non di tisi. Anche in questo Benedetto-Baruch era davvero originale. Il suo capolavoro, “L’etica”, venne pubblicato postumo. Ma prima ebbe il tempo di pubblicare i suoi due trattati. Il primo, giudicato blasfemo dalla comunità ebraica alla quale apparteneva, finì per originare la sua scomunica e la sua espulsione, perché tentava di conciliare la Bibbia col moderno razionalismo. Il secondo era impregnato dall’idea di tutelare la libertà d’opinione e, con Hobbes, di considerare la Chiesa subordinata allo Stato. L’Olanda seicentesca era il paese più tollerante dell’Europa. Quello in cui con il quasi liberale De Witt al potere lo Stato era leggero e non prevaricava nessuno, interferendo coi vari gruppi religiosi presenti. De Witt non aveva bisogno di alcun Concordato per evitare discriminazioni. Il suo avversario era certo Guglielmo d’Orange, monarchico e assolutista, appoggiato dal tedesco Peppone Ratzinger, antenato di papi. La società era divisa in gruppi e quelli religiosi (protestanti, ebraici, anabattisti) erano tutti rispettati, ma a patto che ogni singolo fosse accettato e non sconfessato dal suo gruppo. “Eresia”, gridarono contro il Dio di Spinoza, che non era nessuno dei Dio delle varie religioni. Era solo il suo Dio. E così quando venne cacciato dal suo gruppo ebraico si sentì come un esiliato in patria. Non perse mai la calma e la tranquillità, o apatia stoica, che egli predicava per arrivare più velocemente a Dio, se non quando venne ucciso in un agguato l’amato De Witt. Uscì dal suo negozio, quello dell’“Ottica Spinoza” e si gettò in strada a urlare come un pazzo contro i colpevoli. Pre-illuminista, Spinoza propone nell’Etica la sua idea di “Dio sive natura”. Il Dio, ovvero la natura. Cioè l’essere infinito, che è l’unica sostanza esistente. Qui comincia il suo distacco da Cartesio. Che pensava ed esisteva per questo unico suo atto pensante ed era orientato a dover scegliere tra due sostanze, la “res cogitans” e la “res extensa”. Insomma spirito e materia. Questa dualità Cartesio la risolveva con l’esistenza di un Dio, che era la terza sostanza. Vabbè, Aristotele aveva detto più o meno la stessa cosa: “Chiamasi sostanza solo quella che può esistere senza bisogno di nient’altro che di sé”. Il mare è sostanza, ma il blù ha bisogno del mare ed è dunque un accidente. Cartesio aveva scritto: “Chiamasi sostanza solo quella che può esistere senza bisogno di nient’altro che di sé e di Dio”. L’emergere improvviso di Dio nel sistema cartesiano aveva sconcertato un pò. Che c’entra? Ma lui l’aveva inserito perchè credente, e anche per evitare di rifarsi completamente ad Aristotele che non credeva affatto a un Dio creatore e che era nato diverse centinaia di anni prima di Cristo. Solo che si era creato un bel problema. Tre sostanze, e due che vengono messe alla pari di Dio? Un bel casino. Bersani e Casini come Berlusconi? Com’è possibile? Spinoza risolve il tutto. Ah, Dio è una sostanza? E poi ci sarebbero anche lo spirito e la materia? Allora ha ragione Aristotele, di sostanza ce n’è una sola, la terza di Cartesio. E cioè Dio. Non un Dio creatore, sia ben chiaro, non il Dio cattolico, ebraico o mussulmano, ma il “Dio sive natura”. Oddio, visto che la sua era religione ebraica, la contestazione della trinità e l’adozione di un unico Dio, non uomo e divinità insieme, ma solo Dio, poteva anche sembrare una diretta conseguenza della sua formazione religiosa. Ma in Spinoza il Dio è natura, ed è l’assoluta razionalità e infinitezza. Dio ha infiniti attributi e l’uomo ne conosce solo due: il pensiero e l’estensione. Dunque le due sostanze di Cartesio vengono ridotte ad attributi di una sola sostanza. Però ce ne sono infiniti di attributi (perché se la sostanza Dio è infinita anche i suoi attributi lo saranno), solo che noi non siamo in condizione di afferrarli. Cartesio diceva: se alzo il braccio vuol dire che c’è un rapporto tra la mia mente, e cioè l’anima o lo spirito, e il mio corpo, cioè la materia? E concludeva con la sua concezione deterministica e meccanicistica che invece non portava affatto a questa conclusione. E cioè che spirito e materia non possono intrecciarsi e condizionarsi a vicenda. Che il movimento del braccio non era dato dalla mente, ma da pulsioni corporali che arrivavano al braccio. Spinoza sostiene: se il braccio si muove con la mente, non è che lo spirito dia un ordine alla materia. E’ che entrambi sono parte della stessa e unica sostanza: Dio. Non c’è più la “res cogitans” e non c’è più la “res extensa”, ma solo la “res divina”. I modi del pensiero sono le idee e i modi dell’estensione sono i corpi. Tutto studiato con la matematica e la geometria. Come i teoremi del triangolo che sono perfetti. Anche la legge di Dio e il suo sistema è geometrico. Necessario. Come l’algebra non può dare uno e due insieme, così Dio definisce tutto sulla base nella necessità. Spinoza è deterministico. Non crede alla libertà di scelta. Tutte le cose sono già decise. Anche il futuro, che in quanto tale non esiste. Perché se lo si è già determinato non è più futuro. Uno pensa “Ma come. Se io decido domenica di andare a vedere il Milan, decido in piena libertà”. “Eh no, carissimo. Tu decidi un bel nulla. Tu hai visto la televisione e sai che domenica c’è il Milan e sulla base di articolati moti del tuo cervello arrivi a uscire di casa e ad andare allo stadio. Altro che libera scelta. Tu sarai anche milanista, ma lo sei diventato perchè con le figurine Panini apprezzavi la maglia rossonera e poi Altafini e Rivera. E allora dopo che un tuo amico ti ha chiamato per telefono hai deciso di seguirlo alla partita. Tutto già stabilito e per una serie di cause che si verificano meccanicamente. Altro che libera scelta. E’ Dio che ti ha evitato di diventare interista e non é stata una tua scelta, ma una tua fortuna, semmai. E poi. Se assieme al Milan ci fosse stata Belen Rodriguez nel tuo letto saresti andato ugualmente? E Dio che non te l’ha mandata. Se vuoi un po’ sadicamente. O forse perché è milanista anche lui”. Questa idea della mancanza della libera scelta provocherà un acceso dibattito e un confronto che finirà per influenzare anche molti filosofi dell’Ottocento, nel post illuminismo. Di qui la modernità del pensiero di Spinoza. Certo Spinoza faceva della mancanza di libera scelta non la conseguenza del condizionamento economico e sociale, ma solo del suo determinismo, che si rifaceva al Dio-natura che tutto aveva già deciso, anche le leggi del mercato. Ma la mancanza dell’uomo libero nella società del Seicento era un’intuizione di rara preveggenza. L’uomo come parte del tutto, e il tutto che determina le scelte dell’uomo, questa mancanza di libero arbitrio, era drammatica, ma in fondo per la prima volta così coraggiosamente enunciata. Qualche contraddizione Spinoza ce l’ha lasciata. Come quel suo stoico protendere verso la felicità attraverso la tranquillità. Che ricorda la famosa apatia. O mancanza di passioni. Se il Dio Natura tutto ha già deciso come posso poi io autonomamente raggiungere la tranquillità? O l’apatia? Decise di provarlo da solo. A colpi di tosse e di sangue stava procedendo, ancora giovane, verso l’epilogo della sua vita che affrontò tranquillo parlando di filosofia. Senza lasciare un gallo ad Asclepio, come Socrate, ma solo qualche messaggio per la pubblicazione della sua “Etica” e sorseggiando champagne. Un esempio. Tutto era già deciso. Ma che dovesse morire a soli 45 anni, quel maledetto Dio-natura poteva almeno evitarglielo…

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