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Il Psi diventi il partito del presidente della Repubblica

22 agosto 2011 770 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Ancora una volta il presidente Napolitano ha detto la verità. Una verità scomoda che il piccolo Psi doveva avere il coraggio di dire anche prima. E cioè che della crisi portano una responsabilità sia la maggioranza, che l’ha sempre negata, sia l’opposizione, che l’ha solo attribuita alla maggioranza. E’ così. In tutto il mondo, a prescindere dall’esistenza di governi di destra o di sinistra, le maggioranze sono alle corde. Obama è sotto i colpi, non solo dei repubblicani, ma anche di parte del suo stesso elettorato, Zapatero ha rinunciato a insistere e il suo partito va ad elezioni  anticipate senza di lui, il governo socialista greco si è dimesso, l’Inghliterra deve fare i conti con una rivolta tumultuosa e anche violenta di giovani di diversa stratificazione sociale, Berlusconi tira avanti con l’appoggio degli Scilipoti. E’ sempre più indispensabile affrontare la crisi, che è internazionale, con uno sforzo collettivo, e senza negare l’esistenza di fenomeni mondiali che non dipendono dalla volontà dei singoli governi. Un governo di unità nazionale sarebbe il più idoneo per affrotare una crisi che è di sistema (non solo italiano, ma occidentale). Un governo dell’emergenza economico-finanziaria che metta insieme le forze più rilevanti e le intelligenze più vive sarebbe anche in Italia (ma in realtà nell’Europa tutta) la soluzione migliore, almeno nella fase della crisi più acuta. Galli della Loggia, sul fondo del Corriere di qualche giorno fa, attribuisce alla mancanza di autorevolezza della politica, almeno a livello europeo, la responsabilità primaria della crisi. Certo se essa è lasciata al libero dominio della speculazione e se non arrivano modifiche politiche sul libero mercato finanziario, questo è certamente responsabilità delle classi governative, che non solo non generano fiducia sui mercati, ma sembrano all’angolo e in procinto di gettare la spugna. E certamente il fatto che in Europa, dopo sono riemersi, da parte di Francia e Germania, dannosi egosimi nazionali, manchi un vero dicastero dell’economia e che, così mancando, si lasci libera iniziativa politica alla Banca centrale, la dice lunga sull’abdicazione d’una politica sempre più debole nei confronti d’una finanza che domina. E’ vero, lo sottolinea della Loggia, non ci sono più i De Gaulle, le Tatcher, i Kohl, e noi potremmo aggiungere i Mitterand, i Craxi, i Brandt e nemmeno i Blair. Ma occorre evitare di rimpiangere semplicemente le cose che mancano e concetrarsi sulle cose che s’impongono. Napolitano ha ragione. Basta con la politica strumentale delle attribuzioni delle responsabiltà sempre all’avversario. Si chiami Prodi ieri e Berlusconi oggi. E i due governi citati ne hanno tantisime. Quel che conta oggi è uno sforzo massimo per evitare all’Italia la discesa nel baratro. Non si danza sul Titanic dilungandosi a discettare su chi ha più responsabilità dell’affondamento. Si cerchi insieme una via di scampo. Il Psi appoggi la linea di Napolitano e diventi il partito del presidente della Reppublica. Senza se e senza ma.

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