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Tre punti soli per un’opzione socialista italiana

15 maggio 2012 1.342 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Qualcuno ritiene che oggi anche in Italia sia scoccata l’ora dei socialisti. Lo prospettò Nenni, questo slogan, al congresso di Milano del 1953 e da allora il Psi si ritagliò una funzione decisiva negli equilibri democratici del paese. Ma oggi? Inutile fare proclami inutili. Ad esempio proporre la suggestione secondo la quale, dopo la Francia, toccherà all’Italia e siccome noi del Psi, piccolo partito per ora extraparlamentare, siamo gli unici ad essere legati al socialismo europeo, allora siamo destinati a tornare alle percentuali del passato. Idiozie, falsificazioni subliminali d’una realtà che è diversa, anzi opposta, dura, spietata. Sappiamo dal 1994 almeno, ma in realtà, io so dal 1989, che la questione socialista in Italia non dipende solo da coloro che hanno militato e creduto nel Psi. Anche se il nostro piccolo partito socialista raddoppiasse o triplicasse i suoi voti, qualora decidesse di presentarsi da solo alle prossime elezioni politiche, non potrebbe risolverebbe tale questione. Un partito socialista del 3-4-5 per cento non riuscirebbe certo a tener bordone agli altri grandi partiti socialisti europei. Se già il Psi, col suo 10-15 per cento, si configurava come la cenerentola dell’intera Europa, figurarsi una forza o debolezza di questo tipo. Ora è evidente che dobbiamo inserire la questione socialista nella testa e nella pancia della sinistra italiana e in particolare in quelle del Pd e anche di Sel, oltre che dei socialisti ovunque dispersi e collocati, puntando sulle evidenti contraddizioni di ciascuno e formulando un’ipotesi di lavoro che sia nell’assoluto interesse, non solo e non tanto dei socialisti, ma dell’intera Italia. Personalmente lavorerei su questi tre punti: Processo alla seconda Repubblica mai nata (un processo politico sui guasti di questo ventennio nero che ha annullato la crescita economica e ha aumentato il debito pubblico portandolo adesso, durante la versione della larga maggioranza A-B-C e dell’esecutivo tecnico montiano, al suo massimo storico di 1.930 miliardi di euro, compressione degli spazi democratici e della rappresentanza popolare sostituita con il potere dei capi nelle istituzioni centrali e periferiche, affermazione delle oligarchie politiche, centaurizzazione delle istituzioni con finti presidenzialismi e solo formali parlamentarismi, lotta contro il “doppio conflitto d’interessi”, quello di chi dispone di mezzi d’informazione e fa politica e quello d’una magistratura che fa politica, con la sinistra e la destra che ne vedono uno solo), l’Europa come unico orizzonte (non è più possibile governare le nazioni, e diventa anche autolesionistico, ogni partito al governo perde le elezioni, ovunque, occorre un governo europeo, evitando che la Germania e la Bce siano gli unici enti di governo dell’economia, e alla politica della signora Merkel incentrata sul rigore, occorre contrapporre la politica fondata sulla crescita, sugli eurobond e sulla tassazione delle transazioni finanziarie, come prescritto dal programa del Pse), fondare il sistema politico europeo anche in ltalia (dunque l’alternanza tra forze socialiste e forze popolari, con identità anche aggiuntive, di stampo liberaldemocratico, verde, autonomistico (questo per i due motivi esposti, per il fallimento della cosiddetta seconda repubblica mai nata e per la necessità dell’Europa unita, dunque per l’interesse della sinistra italiana e dell’intera Italia). Questo è il nostro percorso e questo dev’essere il nostro programma. Gli altri (Pd e anche Sel e socialisti dispersi e variamente collocati) saranno obbligati ad ascoltarci e magari, se non vorrano ascoltare noi, dovranno convincersi dall’evidenza delle cose, di quelle già manifeste oggi e di quelle che ancor di più si manifesteranno domani. Nonostante il ventennio nero la politica deve avere la sua logica.

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