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Il Psi tra Pd e Udc

9 Agosto 2012 1.709 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

La recente intesa raggiunta tra Bersani e il nostro Nencini conferma quella che per me era una consapevolezza più volte richiamata. E cioè che la funzione del Psi non è certo quella del gioco allo scavalco a sinistra del Pd, goffo e poco credibile per la nostra tradizione politica così aperta al rinnovamento della sinistra e alla sua dislocazione su un versante antidogmatico di forte impronta liberale, nè tanto meno quella di un supino e innaturale rapporto con Sel, per fortuna sventato dopo il fallimento delle elezioni europee. Se oggi Bersani invita il Psi al tavolo, e gli attribuisce una funzione politica, è perchè noi abbiamo dimostrato di poter bilanciare il rapporto tra Pd e Sel, che finiva per spiazzare gli stessi democratici in un’intesa esclusiva con la sua sinistra. E ancora: il Pd sa di poter interloquire con un partito che a sua volta ha stabilito un rapporto col centro di Casini, cementato da comuni appartenze politiche e di governo, ma anche da tanti punti d’incontro sul fallimento del vecchio bipolarismo e sul riconoscimento del governo Monti. L’intesa che si può profilare tra Pd, Sel e Psi, che è propedeutica a una più larga intesa di governo che comprenda il nuovo partito che si formerà ad autunno nel centro politico italiano, e che potrà attrarre anche esponenti in uscita dal centro destra, appare come una soluzione sufficientemente larga per affrontare le grandi emergenze che si pongono al nostro Paese e all’Europa intera. E’ probabile che si formi, al di fuori di questa coalizione, non solo una suggestione di centro-destra, magari ancora alimentata dal falso mito berlusconiano, ma anche un’area dell’illusione populista e giustizialista, ugualmente e forse anche più pericolosa di quell’altra. Siccome non si voterà per il sindaco di Parma, ma per il governo dell’Italia, non credo però che gli elettori italiani attribuiranno al grillismo-dipietrismo lo stesso consenso degli elettori della città di Maria Luigia. Dare il Paese in mano a Grillo o a Di Pietro è come affidare l’estinzione di un fuoco direttamente a un piromane. Occorre essere chiari e concreti sui programmi, ma di questo si parlerà. Personalmente ho letto con molta attenzione le idee e le proposte di Tony Blair, che mi convincono molto di più delle pericolose illusioni dei vecchi crollismi e rivoluzionarismi, dai quali pare che anche qualcuno di noi sia attratto. Noi capisco: non si vuole Di Pietro, non si vuole Casini, si contesta il Pd, si aprezzano quanti in Sel vogliono sbarrare la strada a Vendola. Questo è una sorta di solipsismo-masochismo non nuovo nella cultura della sinistra italiana, è la classica tela tessuta per cascarci dentro. Le idee sembrano così molto confuse anche in una parte del piccolo Psi. Spero che le novità di questi giorni servano a chiarirle a tutti. Personalmente rivendico su questa politica una coerenza lineare. Altri, per quanto riguarda i loro discorsi e le loro scelte, ci riflettano un po’ su…

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