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Siria. La prudenza necessaria della Bonino

29 Agosto 2013 857 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Ha ragione Emma Bonino a mantenersi su una posizione di moderata riserva a proposito dell’annunciato intervento armato anglo-americano in Siria. E a mio avviso le motivazioni sono essenzialmente tre. Lasciamo perdere quella ufficiale e cioè il mancato consenso dell’Onu il cui consiglio di sicurezza è bloccato dall’atteggiamento filo siriano della Russia. Non si può aspettare l’Onu se l’Onu non può muoversi. Prevale, innanzitutto, lo scetticismo con cui si guarda all’opposizione siriana. Sia ben chiaro, Assad, come Gheddafi, e prima di loro Saddam, è un dittatore e probabilmente anche sanguinario. Resta il fatto che chi lo contesta con le armi in pugno non appare certo rassicurante. Se escludiamo una parte di resistenza laica il resto è fatto di integralisti islamici, all’interno dei quali non indifferente risulta il ruolo di Al Quaida. Difficile pensare che il futuro regime, basti vedere quel che accade ora in Egitto, sarà migliore. Neppure il leopardiano venditore di almanacchi ci scommetterebbe. Poi, un secondo argomento. E cioè le possibili ripercussioni. Difficile credere alle minacce del regime siriano e di quello iraniano uniti nella lotta. Però se anche una sola di queste si rivelasse concreta a farne le spese, data la nostra collocazione geografica, non sarebbero certamente né gli inglesi né gli americani, ma certamente noi, oltre naturalmente Israele. Meglio pensarci bene, dunque. E infine una valutazione di stretto interesse economico. Tra Italia e Siria sono in corso diverse partite. Le nostre aziende sono in prima fila. Abbiamo il dovere di difenderle. Certo non si può rimanere inermi di fronte all’uso delle armi chimiche. Già una volta si provò che un regime disponeva di ami di distruzione di massa e non era vero. Diamo stavolta per buone le notizie che provengono dagli informatori degli americani. Resta il fatto che non sarà da un’azione limitata e dimostrativa che si sconfigge un regime come quello di Assad. Anzi, capita sovente, che un’azione non risolutiva, finisca per rafforzare il principe. Lo sosteneva anche Macchiavelli, no?

 

 

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