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Renzi, gli enigmi sono tre…

28 Ottobre 2013 921 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Matteo vincerà le primarie e sarà segretario del Pd. Poi vincerà le elezioni e sarà presidente del Consiglio. Restano solo due enigmi. Il fattore G, cioè governo, che non si capisce quando possa lasciare il passo. E il fattore T, cioè tempo, che è strettamente legato al primo e che può logorarlo, perché il troppo tempo logora tutti, anche i rottamatori. Su un punto Matteo ha torto. E cioè sulla lotta “alla voglia di proporzionale”. Intanto perchè in Italia il proporzionale c’è già, ma è funzionale a un bipolarismo che è stato nefasto. Renzi dovrebbe dire che “gliela farà passare” la voglia di cambiare il premio di maggioranza e gli incentivi alle coalizioni, come opportunamente scrive Angelo Panebianco sul Corriere. Questo difende Renzi, che infatti propone una legge come quella sui sindaci, che è proporzionale, ma con premio di maggioranza e due turni. Renzi difende dunque questo bipolarismo, e ovviamente visto che lui stesso è funzionale a una lotta su due fronti. Ma questo bipolarismo è anche utile all’Italia? Dal 1994 ad oggi il bipolarismo italiano si è configurato solo come uno modo di stare insieme al momento delle elezioni per poi lasciarsi subito dopo. È successo nel 1994, quando Bossi abbandonò Berlusconi subito dopo il voto, è successo nel 1998 quando Bertinotti lasciò Prodi e D’Alema imbarcò Mastella, è successo, anche se con minore incidenza, anche nel 2005 quando Follini se ne andò sbattendo la porta, è successo nel 2008 quando Mastella, ma anche segmenti di Rifondazione, ruppero con Prodi, è successo nel 2010 quando Fini disconobbe Berlusconi. Ed è avvenuto anche quest’anno visto che le coalizioni, entrambe le coalizioni elettorali, si sono sciolte come neve al sole di fronte al problema della governabilità. È questo che vuole Renzi? Non credo. Lui immagina infatti, non tanto due coalizioni, ma due partiti, il sogno veltroniano del 2008. Un veltrusconismo in salsa renziana, che non credo funzionerà. Si può pensare che il bipolarismo italiano non funzioni perché deve essere corretto. Ad esempio cambiando la legge del Senato. Ma davvero si dovrebbe adottare una legge che anche al Senato attribuisce il 55 per cento a chi raggiunge il 25? Una legge, come ha scritto la Corte, di dubbia costituzionalità perché conferisce la maggioranza a una minoranza e la minoranza a una maggioranza. Su una cosa Grillo ha ragione. Il bipolarismo in Italia, e anche in Europa ormai, non esiste più. Assurdo farlo tornare per legge. Questo, oltre al fattore G e al fattore T, chiamiamolo fattore B, è il terzo enigma di Renzi.

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