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La via nuova della riforma

7 Marzo 2014 749 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Facciamo il punto. Renzi ha accettato un nuovo itinerario per la riforma elettorale, quello ipotizzato dal bersaniano D’Attorre. E, obtorto collo, anche Berlusconi l’ha dovuto ingoiare. Il nuovo percorso porta ad approvare una legge valida per la sola Camera dei deputati. É una soluzione logica e che nessun giornale e televisione accenni al fatto che sia soprattutto l’unica soluzione costituzionale, assieme a quella di aspettare l’abolizione del Senato per poi varare la legge della Camera, testimonia quanto sia caduta in basso non solo la categoria dei politici. È soprattutto una soluzione ben vista da Alfano e dai suoi, piuttosto preoccupati dell’asse tra Renzi e il cavaliere. Anzi, per nulla entusiasti di approvare velocemente la legge BR. In fondo, varando una legge che consenta di votare si accorcia la vita al governo, oltre che, naturalmente, al Parlamento. Questa soluzione porta ad approvare una legge che non consente di votare. Ovvero si potrebbe votare con una sistema alla Camera, di stampo bipolare e maggioritario, e con uno opposto al Senato, di stampo puramente proporzionale.

In Italia si sono approvare due leggi elettorali e poco dopo si è andati al voto. Questo è avvenuto nel 1993, con elezioni convocate nella prima primavera del 1994, e nel 2006, con elezioni pochissimi mesi dopo. Sarebbe avvenuto anche stavolta. E non solo perché non c’è due senza tre. Dunque procedere con la necessaria cautela e senza la frenesia di approvare la legge, non può che far bene anche a Renzi. Adesso iniziano le votazioni alla Camera e anche se la legge, immagino con qualche emendamento, dovesse passare, tra approvazione della Camera e del Senato, nel giro di poche settimane, si dovrebbe iniziare la procedura di riforma costituzionale per l’abolizione del Senato, con doppia lettura delle due Camere e possibile referendum confermativo. Diciamo la verità. Questo percorso non consente di indire elezioni per la primavera del 2015. Quindi se una legge elettorale accorcia la vita al governo, questo itinerario inevitabilmente l’allunga.

Cosa dovrebbero fare i parlamentari socialisti? Esporre e proporre i nostri emendamenti. Che sono sostanzialmente due. Il primo è relativo alla necessità di alzare il premio di maggioranza al primo turno. In nessun paese del mondo si vince col 37 per cento e ci si oppone col 63. La mia opinione è che un premio al primo turno possa scattare solo col 50 più uno dei voti, come opportunamente prescriveva la così vituperata legge truffa del 1953 e come é d’altronde previsto dall’attuale legge dei sindaci. A questo punto la battaglia ci sarà. E non penso che Berlusconi, che ha già ingoiato l’innalzamento dell’asticella, potrà accettarne uno ulteriore. La seconda riguarda le liste bloccate. Siano esse liste lunghe o corte, bisogna tornare ad affidare agli elettori il potere di scegliersi i propri rappresentanti. Con le preferenze o coi collegi. Con l’uno o con l’altro. No alle liste bloccate, per cortesia, che umiliano la democrazia.

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