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Il deputato del Pd sulla tomba di Craxi

5 aprile 2014 453 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Il gesto dell’on. Enrico Borghi, deputato del Pd, neo eletto, che ha voluto recarsi sulla tomba di Bettino Craxi, acquisisce un grande valore per tutti coloro che di Craxi sono stati amici, collaboratori, seguaci, elettori. Si tratta di un gesto significativo per tre ordini di motivi. Innanzitutto perché, a mia memoria, è la prima volta che un dirigente del Pd compie una scelta del genere. Mi ero permesso di invitare Matteo Renzi, nel corso della sua recente visita a Tunisi, a fare qualche decina di chilometri in più e arrivare al cimitero cristiano di Hammamet per raccogliersi in un momento di preghiera, lui cattolico, in onore di un suo illustre predecessore. Non ne avrà avuto il tempo.

La visita di Borghi, che certamente non assume la stessa valenza, è pur tuttavia davvero importante. Lo è in sé e lo è perché infrange un tabù. Il secondo motivo riguarda la motivazione addotta da Borghi, deputato piemontese, che viene segnalato come lettiano ma sostenitore oggi di Matteo Renzi. La pubblico integralmente: “Sono ad Hammamet per un impegno istituzionale e mi sono sentito in dovere di rendere omaggio alla tomba di Bettino Craxi. Chi oggi si definisce riformista non può non riconoscergli il ruolo storico che ha avuto nella sinistra italiana ed europea e dare atto che le sue battaglie e le sue intuizioni furono rilevanti e significative nello sforzo di modernizzazione del paese”.

Si tratta di una dichiarazione che non ha bisogno di commento. E che si sposa perfettamente con quello che molti di noi, noi che deriviamo dal vecchio Psi, ma anche coloro, oltre a noi, che alla nostra famiglia si sono aggiunti più tardi, anche se non tutti per la verità, hanno sostenuto nel corso di questi vent’anni. Per troppo tempo discriminati o solo inascoltati. Spesso sopportati come reduci, con la testa rivolta al passato. Questo giovane deputato del Pd ci ricorda che Craxi è stato lungimirante e ha saputo anticipare con intuizioni le prospettive di una sinistra riformista italiana ed europea. Noi non celiamo gli errori compiuti, e anche gravi, soprattutto dopo il 1989, né alcune forme di compiacenza verso i mali della politica. Tuttavia quel che Craxi seppe capire in anticipo furono proprio le deficienze e le contraddizioni della vecchia sinistra, anticipando i contorni di quella nuova, che Blair in Inghilterra ha poi tradotto nella politica del New Labour, e che altri socialisti, forse adesso anche Hollande, intendono perseguire nel loro paese.

Anche sul metodo Craxi ci lasciò il coraggio di remare sempre controcorrente, sfidando miti, riti, mode e tabù. Vorremmo che sopratutto questo Renzi oggi imparasse dal suo messaggio. I sondaggi si possono cambiare con la politica. Non siamo noi subalterni ai sondaggi, sono i sondaggi subalterni alla nostra volontà di lotta e di sacrificio. Questa era la politica che non c’è più. Quella che tutto sapeva determinare. La politica come sfida, non come acquiescenza. Il terzo motivo riguarda il nostro approccio all’unità col Pd. Ieri Guerini parlava di possibile confluenza. Se mai il Pd scrivesse in un documento di superamento delle divisioni le stesse frasi di Borghi io sarei per la confluenza subito. Ci verrebbe restituito quel che ci è stato tolto: le nostre ragioni. Lo aspettiamo invano dal 1989.

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