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S’alzino le acque del Mose

6 giugno 2014 627 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Del punto di visita del metodo rimango ancorato ai sani principi liberali per un cui un imputato prima di essere giudicato colpevole deve essere processato per tre volte. Questo naturalmente riguarda tutti gli inquisiti. Aggiungo che la richiesta dell’arresto preventivo deve sempre giustificata dalle tre fattispecie previste dalla legge: pericolo di fuga, inquinamento delle prove e reiterazione del reato. Ciò detto non possiamo esimerci dallo svolgere tre considerazioni. La prima riguarda il fenomeno della corruzione in questo ventennio. Grazie alla volontà del pool Mani pulite, che aveva l’obiettivo di smantellare il vecchio sistema politico e di sostituirlo (Di Pietro ante Gabanelli questo aveva fatto), la corruzione è diventata prevalentemente individuale. Oggi i corrotti rubano per loro. Al massimo svolgono un lavoro corruttivo su mandato diretto delle aziende interessate.

Poi il denaro può arrivare anche ad alcuni uomini politici e a settori di partiti. Ma lateralmente. Si tratta di un cambiamento sostanziale. Non esiste più la giustificazione del finanziamento dei partiti (al martire Citaristi i democristiani dovevano elevare un monumento o almeno dedicare le magliette che i comunisti hanno dedicato al loro Greganti), ma solo la voglia di elevare il tenore di vita dei singoli e al massimo la loro singola influenza politica. Non a caso oggi si parla prevalentemente di case, quella di Scajola, di Galan. E di stipendi addirittura erogati a singoli uomini politici, a generali, a magistrati.

Una seconda valutazione è quella giustamente sottolineata da Nencini e da Cacciari. E cioè la normativa invero labile e senza controlli delle procedure d’urgenza. L’Italia è uno strano paese. Se si utilizzano le leggi ordinarie non si arriva mai in tempo. Se si usano procedimenti emergenziali si infiltra puntuale la corruzione. Sarà ora di procedere a varare una nuova normativa che sia trasparente e veloce o no? O dobbiamo attendere che esplodano altri scandali? Se il potere decisionale è in mano a singoli individui, è assai forte la tentazione di trarre da quel potere anche un beneficio.

Infine. Sia Ferrero sia il duo Giavazzi-Alesina gridano allo scandalo in sé delle grandi opere pubbliche, in una singolare consonanza di motivazioni comuniste e liberiste. Per Ferrero le grandi opere andrebbero sostitute con piccole opere diffuse sul territorio, per il duo dei professori con investimenti privati. Personalmente sono invece convinto della bontà di molte grandi opere per modernizzare l’Italia. E credo che Expo e Mose non possano essere bloccate. Di quest’ultimo non conosco a fondo le implicazioni tecniche, ma sono stati stanziati sette miliardi di euro. E l’opera è iniziata negli anni novanta. Dovremmo ora sospenderla e gettare dalla finestra, anzi nella laguna, quel patrimonio ingente di risorse? Anche l’Expo va difesa. Arriveranno in Italia venti, trenta milioni di persone, la gireranno, la apprezzeranno, la arricchiranno. Dobbiamo alzare la braccia in segno di impotenza?

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