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C’è ancora qualcuno che ci odia…

13 luglio 2014 577 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Ieri pomeriggio stavo passeggiando in un parco di Reggio Emilia, quando una persona che sostava al lato del percorso mi ha salutato e io mi sono fermato e ho educatamente risposto. Accanto a lui un signore sui 65-70 anni mi ha riconosciuto e mi ha urlato Ladro. Così a freddo. Come fosse una cosa naturale. Sono rimasto di stucco. Francamente non mi era capitato neppure vent’anni fa quando quella parola era purtroppo spesso abbinata alla nostra identità. Mi sono avvicinato a un personaggio che mi pareva quanto meno fuori dal tempo e gli ho chiesto se voleva scherzare. E quello di rimando mi ha risposto di no e ha continuato sostenendo che Craxi e io avremmo rovinato l’Italia. Ho reagito coprendolo di insulti. E gli ho messo anche un dito sulla guancia (non riesco ad andare piu in là). Non solo perché non sono mai stato raggiunto non dico da condanne, ma nemmeno da indagini giudiziarie, e non possiedo nulla e non ho soldi in banca, e tutti lo possono verificare. Ma anche perché nutrire ancora tanto astio nei confronti dei socialisti mi è sembrato sconcertante e perfino innaturale.

Cos’è che spinge ancora qualcuno, e parlo di uno che l’odio lo ha manifestato apertamente mentre altri magari lo covano ancora dentro, ad avercela così con noi? Innanzitutto l’ideologia. Scommetto che quel matto che mi ha insultato abbia per anni votato Pci, che abbia dovuto subire le nostre iniziative polemiche, che abbia dovuto sentirsi umiliato dalla caduta del muro e dalla fine del comunismo e del partito. Tangentopoli è stata la sua rivincita. Vedere Craxi e il Psi crollare sotto i colpi dei piemme ha generato come effetto un forte recupero di dignità verso una storia finita e fallita.

Però il tempo passa, magari quell’energumeno oggi vota per Grillo. E questo porta a sommare l’atavico odio verso i socialisti con l’odierno odio per i politici. Poco importa che tra i politici di oggi i socialisti siano mosche bianche, che altri siano stati i protagonisti del fallimento di questo ventennio. Poco importa. D’altronde, se nessuno spiega il contrario, può essere che sia passata davvero la teoria delle responsabilità fondamentali della prima repubblica nella crisi italiana. Dunque anche nostra.

Resta un fatto. Non è tanto importante che un singolare personaggio si senta in dovere di criminalizzare un socialista. Che ancora tiri fuori i suoi artigli contro Craxi e il Psi. È invece importante, perché questo è dovere nostro, produrre una grande offensiva di chiarimento storico e politico sul debito pubblico e anche su Tangentopoli e i suoi riflessi sul nostro Paese. Si dirà, oggi è tempo di Renzi. Il compagno Covatta contestava un ragionamento che ho sviluppato al seminario di Viterbo relativo alla mancanza di una eredità della nostra storia al di fuori del nostro microrganismo, mentre tutte le altre storie sono state invece ereditate dai grandi partiti. A parte il fatto che il modo col quale sono stati recentemente ricordati De Gasperi, Dossetti e soprattutto Berlinguer è al riguardo esaustivo, c’è un livello più basso in cui le storie pesano eccome. C’e il livello dei bar e delle piazze, e anche quello dei parchi, dove il peso è ancora fondamentale. Accipicchia quanto pesano sté storie. Come il mio dito ficcato in faccia a chi ha insultato tutti noi.

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