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Passo dopo passo ma con velocità

17 settembre 2014 563 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Qui non c’è da scalare monte Senario, e nemmeno da far gol sotto la curva Fiesole. Qui non c’è “l’Arbia colorata in rosso” di dantesca memoria. Non c’è però da perdere un minuto, signor presidente del Consiglio. Vanno bene gli slogan che sono sempre efficaci, anche se un po’ contraddittori. Tanto che le quattro riforme in quattro settimane son diventati mille giorni, un cammino lungo da compiere “passo dopo passo”. Meglio così. I sogni restano solo sogni, come quello della sua Fiorentina di vincere lo scudetto. Un bagno di realismo e di modestia le ha fatto bene. Anche perché lei non si è esaltato dopo il successo, anzi, sarebbe meglio dire, il trionfo del suo partito personale alle europee. E lo ha giustamente considerato solo un premio in attesa di realizzazioni, un premio che può anche essere ritirato.

Adesso viene il bello o, se si preferisce, il complicato. È finito il tempo degli scherzi, dei gelati, dei salotti densi di piacevoli battute. È finito il tempo dei limoni. Inizia il tempo delle scalate, quelle dure, quelle per alpinisti professionisti. È vero, il suo governo ha fatto cose che sempre i suoi ripetono a cominciare dagli ottanta euro, dal taglio del 10 per cento dell’Irap, dal decreto Poletti, al taglio degli alti stipendi e all’inizio della riforma del Senato. Ma la situazione economica del Paese non li ha minimamente avvertiti. Anzi ha continuato a peggiorare. Il Pil è sotto zero, la disoccupazione è ferma al 12,6, quella giovanile è oltre il 42, la produzione industriale è all’1 per cento in meno e la deflazione è in atto in venti città. Per non parlare del debito che è salito al 137 per cento. Evidentemente quello che ha fatto è come se non lo avesse fatto. Così l’Italia è l’unico paese europeo che continua a peggiorare i suoi conti.

Bisogna partire col piede sull’acceleratore. Lei ha parlato del suo Jobs act e ne parla da tempo, si è fatto dare una delega dal Parlamento per fare una legge. Personalmente ritengo giusto il modello tedesco e quel che si vuole fare dunque merita il nostro appoggio. Avrà contro il sindacato a partire dalla suo amico Landini, che si mobiliterà sull’articolo 18, avrà contro anche una parte del suo partito. Riuscirà a reggere? Io me lo auguro. L’idea di sanare la divisione del mercato del lavoro e di assicurare per tutti gli assunti, e non solo per quelli nelle aziende superiori ai 15 dipendenti, tutele crescenti, è sacrosanto. Noi, come Psi, avevamo già appoggiato il piano Ichino. Ma ce la farà? Poi la giustizia. Finalmente, dopo vent’anni, riusciamo a riconoscerci in una sinistra di stampo garantista, non subalterna ai magistrati che sono l’unica categoria che protesta perché viene mandata in pensione prima.

Abbia il coraggio di completare l’opera con la separazione delle carriere e il doppio Csm e siamo a posto. Rischierà anche su questo. Riuscirà a reggere alla corporazioni dei magistrati e al partito dei magistrati che è presente anche nel Pd? Non possiamo che augurarcelo. Poi le tasse e il taglio delle spese. Senza una diminuzione netta del peso fiscale sulle aziende e del cuneo fiscale non se ne esce. Riuscirà a far capire alla signora Merkel e al suo Katainen che si può anche sforare il 3 per cento per rimettere in moto gli investimenti e per creare un rapporto tra debito e Pil in prospettiva più favorevole, dovuto all’aumento del Pil? Non è difficile da comprendere, è quasi elementare. Il rigore, deprimendo la ripresa, finisce per aumentare il debito, lo sviluppo per diminuirlo. Dicono che ci manderanno qualche miliardo dei trecento stanziati da Junker ma solo se faremo le riforme. Facciamole dunque, ma in fretta, anche a costo di decreti e di fiducie, perché il tempo non c’è e poi battiamo i pugni in Europa. Ci sarà pur qualcuno che ragiona lassù tra Strasburgo e Bruxelles…

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