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Quel che pensano i dirigenti del vecchio Psi del Jobs act e della Cgil

3 novembre 2014 535 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Siccome qualche nostro compagno sostiene che per rifarsi al nostro passato dovremmo appoggiare la CGIL e la FIOM, ho voluto sincerarmi di non aver preso io un abbaglio. E siccome Bettino Craxi purtroppo non c’è più (il figlio Bobo, pur non essendo un supporter di Renzi, ha già preso posizione, anche in segreteria, a favore del Jobs act e non ha partecipato alla manifestazione della CGIL) ho voluto parlare con Claudio Martelli, il protagonista della Rimini dei meriti e dei bisogni. Claudio mi ha scritto una bella lettera sostenendo che le posizioni di fondo che avevo illustrato nel saggio sul socialismo liberale sono le nostre, sono le sue. Penso che mi rilascerà un’intervista, e non è la prima volta, anche sulla riforma del lavoro, che del resto lui ha sempre auspicato.

Conosco bene il pensiero di Gianni De Michelis sul sindacato, i suoi errori, i suoi ritardi, le sue intransigenze. Le conosco tanto bene che prima ho rispettato la sua non esaltante condizione di salute per non disturbarlo, poi mi è venuta voglia di sentire come sta. Mi ha rassicurato che la convalescenza sta finendo. Gianni non parla se non di politica e mi ha dichiarato che Renzi gli ricorda Craxi. Con una sola differenza, e cioè che Craxi aveva una squadra. La recente nomina di Gentiloni agli Esteri rappresenta, però, a suo giudizio una nuova consapevolezza. Rino Formica, il più duro con Renzi, ha sempre portato il suo discorso sulla vicenda istituzionale, sulla democrazia ed è stato una sorta di mio privato consulente sulla materia della riforma elettorale e costituzionale.

Dunque non ho preso un abbaglio. Sono altri, pochi altri che lo hanno preso. Del Turco, che ha capeggiato la componente socialista della CGIL al tempo del decreto di San Valentino, mi ha rimproverato recentemente di essere stato troppo tenero con il gruppo della sinistra sindacale di Reggio Emilia, alla quale Landini appartiene. Non ho parlato, perché non ce n’è bisogno, coi leader di tradizione socialista della Uil, da Benvenuto a Larizza a Luigi Angeletti. Questo sindacato non ha aderito alla manifestazione di piazza San Giovanni. Evidentemente perché, come ai tempi della scala mobile, non ne condivide, al pari della Cisl, le motivazioni di fondo, le quali non capisco perché dovrebbero essere invece condivise dai socialisti. Io non ho preso un abbaglio. Forse altri sì.

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