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Democristiani doc?

11 Marzo 2015 941 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Ascoltavo ieri sera l’intervista di D’Alema, come sempre interessante (ascoltare un uomo politico oggi è sempre caso raro), alla quale ha risposto il giovane pidino di turno con inusitata saccenza. Col tono delle famose Sorelle Bandiera arboriane, quelle del Fatti più in là, ha dichiarato: “Voi non avete fatto nulla. Adesso è il nostro turno”. Che è un bel modo di rispondere alle obiezioni sulla legge elettorale e sulla riforma del Senato. Come la tesi secondo la quale chi vuole quelle riforme è per le riforme, chi le vuole diverse è per la conservazione. È un coro piuttosto stucchevole. Ma su un punto veritiero.

E cioè che se queste due leggi, costituzionale ed elettorale, non dovessero passare si blocca per l’ennesima volta un processo riformatore. Un processo che peraltro ha già prodotto diversi risultati e non tutti positivi. In Italia già sono state approvate negli ultimi vent’anni due leggi elettorali per le elezioni politiche, oltre alla legge per l’elezione dei sindaci e dei presidenti delle province e la modifica della legge elettorale europea, già sono state avanzate in Italia ben trentotto modifiche della nostra Costituzione in cinquant’anni, per due volte negli ultimi anni sono stati modificati interi capitoli, compreso quello che oggi si intende ancora modificare. Dunque?

Cos’è questa idea che prima di questo governo c’era il diluvio? Su due cose la novità è evidente. E cioè per la prima volta vengono aboliti i Consigli provinciali e il Senato elettivo. Dobbiamo proprio rallegrarcene? Ad ogni modo che il nuovo gruppo dirigente del Pd abbia chiuso nel cassetto tutta o quasi tutta (eccetto Chiamparino, Fassino e oggi anche De Luca) la vecchia guardia ex comunista, non mi pare affatto disprezzabile. È il modo così poco democristiano di ragionare che mi stupisce. Nella Dc si salvava sempre il passato. Fanfani amava De Gasperi, dopo avergli preso il posto, Rumor amava Moro dopo avergli sottratto la poltrona. Perché questo troncare col passato?

Perché questa cultura ossessiva della primogenitura? C’è un precedente ed è l’occhettismo. Dopo l’89 il segretario del Pci fece di tutto per non dar ragione ai socialisti. Pensava di andare oltre, di fondare un partito senza una identità chiara, di mettere in scacco Craxi. Ci è riuscito alla fine. Ma il paradosso è che i suoi autentici proseliti sono non fratelli o figli suoi, ma nipoti della balena bianca. E costoro hanno messo in soffitta tutto il gruppo dirigente che pensava, proprio grazie a Occhetto, di essere riuscito a salvarsi. Hanno avuto vent’anni di vita senza di noi. Non sono pochi. Non hanno voluto diventare socialisti nel 1989, e oggi sono finiti sotto la pressa dei democristiani, che li hanno costretti a iscriversi al socialismo europeo. Quel che non è riuscito a noi è riuscito agli ex Dc. Lo ripeto ancora. Ben gli sta.

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