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Unioni civili: quando mancano le identità…

28 marzo 2015 708 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Settimana trascorsa a riflettere sulla tragedia dell’Airbus della Lufthansa, dove non si capisce perché un certificato medico, che avrebbe potuto salvare la vita a quasi centocinquanta persone, non sia arrivato alla compagnia ma solo all’interessato, e proprio ieri conclusa con la notizia dell’assoluzione di Amanda e Raffaele per il delitto Meredith, dopo otto anni di sentenze controverse e di sofferenze per i due ragazzi e le loro famiglie.

Proprio ieri si è ripreso a parlare di unioni civili con l’approvazione del testo base alla commissione giustizia del Senato, subito bocciato dal segretario della Conferenza episcopale. Sia ben chiaro, la Chiesa cattolica ha piena facoltà di intervenire per esprimere il suo pensiero ma, dopo le aperture di Papa Francesco, ci aspettavamo più prudenza anche da parte dei vescovi. Cosa prevede la legge? Niente di rivoluzionario. Parità di diritti tra coppie omosessuali e eterosessuali, ma divieto di adozione per le prime, contrariamente a quanto avviene in Spagna, Francia, Inghilterra.

Quello che non stupisce è la divisione che sull’argomento regna sovrana in tutti i gruppi politici. Nel Pd esiste una forte componente cattolica che pare non veda di buon occhio la legge, in Forza Italia persiste invece una componente laica, alla quale sia era aggiunto lo stesso Berlusconi su pressione della sua Francesca, che non intende ostacolarla, anche nel Nuovo Centrodestra i laici non si riconoscono nell’ennesima crociata di Giovanardi. È evidente, oggi in Italia esiste un sistema politico non identitario che esplode appena si parla di valori di fondo. I partiti politici italiani, contrariamente a quelli vituperati della prima Repubblica, prescindono, con la sola esclusione dei radicali e nostra, dalla stessa concezione della vita delle persone.

Non è cosa di poco conto. Per la verità questi partiti non si mettono d’accordo neppure sulla legge elettorale, sulla riforma del Senato, sul Jobs act e su altro. Che non sia, anche su queste materie, un riflesso della loro assoluta mancanza di identità? Vuoi vedere che le divisioni politiche sono una conseguenza di quelle etiche? I partiti che rappresentavano storie, valori, sistemi da costruire, oggi incarnano solo un’occasione costruita per vincere le elezioni. I programmi, a parte qualche eccezione, non sono neppure particolarmente distanti l’uno dall’altro e sui punti sui quali si distanziano di più manca un comune denominatore ed esplodono le contraddizioni all’interno dei singoli partiti.

Prendiamo l’idea dell’uomo solo al comando. Pareva avere unito Renzi e Berlusconi, ma non Bersani e Fitto. Pensiamo all’idea di capo più o meno assoluto, del governo, del partito, della scuola (il preside), adesso anche della Rai (il supermanager). E alla conseguente idea della democrazia (province non elette, Senato non eletto, Camera nominata per una gran parte), che certo è in sintonia con la prima. Anche questo è il riflesso di una concezione nuova, giusta o sbagliata che sia, io penso sia sbagliata, del nostro modo di vivere, che dovrebbe costituire ostacolo insormontabile all’unione partitica. Invece no, solo in Italia. Parlarne è possibile? Anche sull’Avanti?

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