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Queste minoranze che non rompono più

30 marzo 2015 671 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Diciamo le verità. C’era un momento in cui era molto difficile stare in minoranza in un partito politico. Erano i primi anni duemila e le minoranze erano indotte a costruirsi partiti loro. Come quando litigarono Fassino e Salvi, poi Casini e Follini, e prima anche Casini e Mastella. Poco prima ancora era successo a Bertinotti e Cossutta. Poi anche anche a Fini e Berlusconi. E infine a Vendola e Ferrero. C’erano le coalizioni e se uno formava un partitino poteva anche diventare utile. O alla sua coalizione o a un’altra. Si vinceva e perdeva per poco.

Come nel 2006 quando la coalizione dell’Unione disunita sopravanzò la Casa delle libertà per un paio di decine di migliaia di voti. E anche nel 2013 è successo più o meno la stessa cosa, quando i voti della lista di Tabacci e i nostri sono stati decisivi per la prima posizione conquistata, con il premio di maggioranza, alla Camera dalla coalizione di Bersani. Adesso non è più così. La nuove legge elettorale, l’Italicum due o Alfanelllum, come l’abbiamo definita, fa scomparire le coalizioni e costringe a presentare le sole liste. Una mezza rivoluzione. I piccoli partiti o dovranno presentarsi assieme ai grandi (Lega, Forza Italia da un lato e PD e Sel dall’altro) o rompere con loro e presentare una lista che punti a raggiungere il tre per cento.

Evidente che le minoranze si interroghino. Per D’Alema e Bersani Renzi è un “pericolo per la democrazia”. Eppure D’Alema, Bersani e Renzi restano nello stesso partito. Altrimenti i primi due dovrebbero presentare una loro lista autonoma o con Sel. Non essendoci più gli apparentamenti questa lista sottrarrebbe voti al Pd producendo la stessa logica del voto dannoso che suscitò quella di Bertinotti nel 2008. Il voto a quella lista farebbe comodo al maggior competitore del Pd, il fronte berlusconian-salviniano, e verrebbe per questo demonizzato.

Stessa cosa per Fitto. Lui ha già rotto con Berlusconi. Eppure resta in Forza Italia. Perché? Oggi Toti definisce Fitto “un satrapo orientale”. Eppure Toti e Fitto sono ancora nello stesso partito. La vecchia legge elettorale favoriva la fuoriuscita delle minoranze dai partiti e la formazione di liste apparentate. La nuova legge elettorale impedisce alle minoranze di uscire se non per favorire gli avversari politici. Un lista D’Alema-Bersani aiuta la lista, se si farà, del centrodestra unito, una lista Fitto aiuta invece il Pd di Renzi. Non si può evitare di approvare leggi elettorali senza comprenderne le conseguenze politiche e non si può fare politica se non si comprendono gli effetti delle leggi elettorali.

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