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Tornado? Sì, nella chiarezza

7 ottobre 2015 487 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Quando a Winston Churchill chiesero come mai fosse disposto a fare alleanza con Stalin, l’anziano leader ebbe una risposta pronta: “Per combattere Hitler farei un patto anche col diavolo”. Lo statista inglese sapeva bene che il comunismo sovietico era quel che era. Ma il nemico principale era il nazismo. Il diavolo poteva attendere. Sul Medioriente e in particolare sulla Siria, forse grazie alle iniziative di Putin, finalmente anche Obama è deciso a muoversi e nella coalizione internazionale, la più ampia di sempre, si annuncia un po’ enfaticamente, anche l’Italia è tenuta a fare la sua parte. Giusto così. E non è la prima volta. L’Italia partecipò con le proprie forze anche in occasione della guerra dell’ONU per liberare il Kuwait e poi, con D’Alema primo ministro, anche ai bombardamenti Nato sulla Serbia per liberare il Kossovo. Nel primo caso si ritenne indispensabile un passaggio parlamentare nel gennaio del 1991, che fu caratterizzato dalla tenace contrarietà dell’ex Pci, non ancora Pds, nel secondo si decise di procedere senza alcun mandato parlamentare. D’Alema accettò di partecipare alle azioni Nato del 1999 nonostante la strenua opposizione alle operazioni Onu di otto anni prima. Contraddizione non di poco conto. Una delle tante dell’ex Pci Oggi che l’ONU pare sempre più imbalsamato e impotente si è creata una vasta coalizione, ma non un’unica coalizione. Da un lato pare si muovano Stati Uniti, Europa (molto incerta la posizione della Germania), Egitto, Iraq, Giordania altri stati arabi. Dall’altro la Russia, l’Iran, gli Hezbolllah, che già stanno combattendo sul campo. Così mentre gli uni dichiarano guerra all’Isis, ma anche anche ad Assad, gli altri hanno già iniziato a combattere tutte le opposizioni ad Assad, che si intende difendere. Da quel che vediamo e leggiamo pare che lo stesso Assad abbia fatto intendere la disponibilità a compiere il classico passo indietro e questo potrebbe di molto favorire l’unificazione dei due fronti di guerra contro l’Isis. Senza del quale anche l’intervento armato italiano diventa alquanto grottesco. Non si è mai visto nella storia (ha cominciato la Turchia con la pari dignità di bombardamento tra curdi e Isis) una guerra dichiarata da un’opposta coalizione internazionale che fissa lo stesso obiettivo: distruggere l’Isis. Se le cose non fossero chiarite si rischierebbe di riprodurre un conflitto anche militare. Putin ha bombardato, tra le proteste Usa, anche un gruppo di ribelli siriani appoggiati dagli americani. Una vera e propria follia. Giusto dunque che l’Italia partecipi, ma il nostro governo pretenda chiarezza sugli obiettivi e sugli alleati. Dovrà accettare di combattere l’Isis, limitandosi ad incursioni in Iraq, perché sollecitata dal suo governo, o dovrà combattere anche in Siria? E poi dovrà accettare di far parte di una coalizione che mira a combattere tutte le opposizioni ad Assad o di una che dovrà mirare alla sconfitta del terrorismo e contemporaneamente alla deposizione del tiranno siriano? L’Italia, così miseramente assente in politica estera, assuma su questo una posizione chiara. Un primo passo è il consenso russo a un coordinamento delle operazioni militari. Premessa, è auspicabile, alla definizione di un’unica strategia militare e politica. Personalmente penso, come Paolo Mieli, ma anche lo stesso Prodi, hanno scritto, che occorra selezionare un nemico alla volta. E che oggi l’obiettivo immediato debba essere la sconfitta dei tagliagola. Il diavolo può attendere. La guerra pasticciata e ambivalente è una pessima medicina.

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