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Berlusconi rivela Craxi

11 ottobre 2015 554 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Appare su Affari italiani un’intervista a Berlusconi sui suoi rapporti con Bettino Craxi, ad opera del suo biografo Alan Freedman ripreso dalla rubrica My Way. Ne esce un Craxi inedito, in disagiate condizioni economiche e non certo con le risorse che in tanti gli hanno attribuito. Berlusconi, amico di Craxi, precisa: “Quanto a Craxi, accusato di aver ricavato un sacco di soldi nella sua carriera politica, stiamo parlando di un uomo che quando è morto ha lasciato la moglie e la famiglia in una condizione di assoluta povertà. La moglie doveva ancora pagare le rate del mutuo della casa di Hammamet e dell’appartamento di Milano. E, credetemi, io lo so bene perchè…”.

Berlusconi sottolinea il carattere esclusivamente politico del finanziamento irregolare, ma aggiunge che quando egli, all’inizio dell’avventura politica di Craxi nelle vesti di segretario del Psi, gli propose di aiutarlo, Craxi gli ribatté: “Se sei mio amico non propormelo più”. Resta quel “perché” che Berlusconi poteva risparmiarsi. Perché, aggiunge, o fa capire, sarebbe stato proprio lui a risolverli quei problemi di famiglia. Quando si è gentiluomini si aiuta in silenzio e senza rivelarlo. Ma Berlusconi è fatto così. Generoso con gli altri, ma più generoso ancora con se stesso.

Dopo tanti anni, mentre giustamente si celebra il trentesimo anniversario di Sigonella, l’atto di indipendenza e di dignità nazionale più alto compiuto dall’Italia nel dopoguerra, e oggi gli stessi americani paiono dare a quel gesto un valore positivo, mentre ormai tutti gli atti politici del Psi di Craxi vengono letti con interesse, valutandoli, nella stragrande maggioranza, addirittura anticipatori (dalla grande riforma, alla posizione sul caso Moro, al decreto di San Valentino sulla scala mobile, alla posizione sul conflitto nel Golfo, a Sigonella, appunto) anche la figura del Craxi uomo viene rivalutata e dipinta in una luce perfino sorprendente.

Si è ormai giunti, dopo la fine di Di Pietro e l’analisi sul carattere prevalentemente politico di Mani pulite, al riconoscimento della lotta al Cinghialone come manovra per colpire un uomo e un partito autonomi che avevano generato, nella lotta politica, molti, forse troppi nemici: l’Urss per i missili a Comiso, gli Usa per Sigonella e i bombardamenti in Libia (Craxi negò nel 1986 le basi italiane agli americani), Israele per l’amicizia con Arafat, la Dc demitiana per lo scontro sulla presidenza del Consiglio, il Pci per la sfida a sinistra, Scalfari e De Benedetti per l’amicizia con Berlusconi, la Cgil per la scala mobile, e soprattutto i magistrati per il referendum sulla giustizia.

Far fuori Craxi era interesse di tanti, di troppi. Perfino nel film televisivo sul 1992 emerge questa ossessione del Pool, e sopratutto di Di Pietro, nel muoversi in una direzione sola. Oggi possiamo parlare con serenità dei meriti e anche degli errori di Craxi. Il fondamentale errore fu quello di non aver compreso le inevitabili conseguenze della svolta del 1989 sul sistema politico italiano, che alcuni di noi invece bene compresero, magari senza intuire fino a che punto si sarebbero spinte. Tuttavia questo affresco sulla moralità di Bettino, davvero inedito, e sia pur condito col solito mito berlusconiano di se stesso come salvatore, è davvero curioso. Merita di essere ripreso e diffuso.

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