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Galli della Loggia, diritti e società

2 febbraio 2016 323 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Mi intriga il ragionamento di Galli della Loggia apparso quest’oggi sul Corriere a proposito dei diritti, che prende lo spunto dalla tesi dei favorevoli a quelli degli omosessuali. Egli sostiene che non si tratta di diritti, ma di presa d’atto dell’evoluzione della società. Giusto. Tuttavia la traduzione in diritto è un fatto politico. Nessuno parlava di diritti degli extracomunitari quando la struttura della nostra società non li prevedeva. È pur vero che quando in Italia si parlò per la prima volta di divorzio, con la proposta di legge dei parlamentari socialisti Berenini e Borciani, nel lontanissimo 1901, la questione del divorzio, pur essendo ritenuta una esigenza già allora, non venne riconosciuta politicamente matura e venne rinviata di settant’anni.

Dunque non tutto ciò che corrisponde all’evoluzione della società è stato sempre tradotto in risposta politico-legislativa. Anche la questione del divorzio poneva a una parte delle società il tema delle sue conseguenze. Perfino durante la campagna referendaria si sosteneva che la legge potesse incrementare le separazioni e cioè diventare loro causa e non soluzione del loro effetto. È vero, non tutti i diritti vanno tutelati. Alcuni vanno storicamente definiti alla luce dei nuovi fenomeni sociali. Altri, diciamo così quelli fondamentali, sono naturali e astorici. Pensiamo al diritto di parlare, di pensare, di scrivere, di lavorare, di mangiare. Secondo ma anche di disporre del proprio corpo e della propria vita. In generale vanno difesi i diritti che non mettano in discussione quelli degli altri. Come diceva Oliver Holmes “la libertà di dar pugni finisce al confine del mio naso”.

L’obiezione che oggi si rivolge alla legge sulle Unioni civili, e in particolare alla possibilità di adozione del figlio del partner, attiene o no (a questo dovrebbe secondo me rispondere Galli della Loggia) al diritto del figlio dell’uno di avere due genitori? Non uno solo, quello naturale, ottenuto con strumenti oggi vietati in Italia, e che, come per il divorzio a proposito delle separazioni, qualcuno paventa di incrementare con la nuova legge. Discutibile e anche fuorviante osservazione, soprattutto non dimostrabile. Questo assunto é stato peraltro sempre sottolineato in ogni caso di intervento legislativo su questioni eticamente sensibili, vedasi la pratica dell’aborto che, una volta legittimata, avrebbe dovuto dar vita all’aborto come strumento di regolazione delle nascite. C’è nella contrarietà degli integralisti a regolare con leggi i comportamenti diffusi, una sorta di sottovalutazione dell’atteggiamento umano, che sarebbe più generalizzato se legittimato e lo sarebbe assai di meno in mancanza di leggi.

Eppure ci sono, secondo le statistiche dell’Arcigay, non ne sono state diffuse altre, ben centomila figli di coppie omosessuali che, senza la legge, non sono riconosciuti da due genitori, ma solo da uno. Vivono già con due uomini o due donne, non sono stati strappati a una mamma e a un papà. Come regoliamo queste unioni? Lasciamo che i figli possano godere dei loro diritti solo verso il genitore naturale o anche verso quello potenzialmente adottivo, come avviene per i figli partoriti con lo stesso metodo dalla coppie eterosessuali? Questo diritto di parificazione oggi, alla luce della evoluzione sociale della quale parla Galli della Loggia, è da garantire, per far sì di non avere bambini di serie A e di serie B, oppure no? È un diritto cha dà pugni al naso di qualcuno? O che moltiplica i nasi?

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