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Cosa c’è dentro il voto socialista

11 giugno 2016 241 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

La forte e radicata presenza di liste socialiste, laico-socialiste, civico-socialiste, di candidati socialisti in altre liste ha prodotto buoni risultati, particolarmente soddisfacenti nelle realtà medio-piccole. Nei comuni capoluoghi di provincia i socialisti ottengono ottimi risultati a Salerno (8,2%) a Caserta (4%), a Cosenza (3%), a Grosseto (3,6%), meno a Carbonia (1,3), mentre a Trieste l’alleanza tra Psi e Verdi ha generato un ottimo 3,3%. Nei comuni superiori ai 15mila abitanti notevole il dato di Città di Castello col 21%, mentre a Melfi (con Livio Valvano al ballotaggio) il Psi arriva al 12% e a Sulmona la lista socialista si colloca attorno all’11%. A Frattaminore arriviamo al 14%, a Cassano Ionico oltre il 10, a Finale Emilia oltre l’11, a Castelfidardo al 10, a Sambenedetto al 6. Complessivamente includendo anche i dati di Roma, Napoli e Bologna siamo al 2,5%, se li escludiamo siamo al 5,8,

Il dato delle grandi città è infatti sostanzialmente troppo debole, con Bologna allo 0,9%, Roma allo 0,7 e Napoli allo 0,5. Ma la delusione più grande è il dato di Milano con la maggioranza della federazione in polemica con le decisioni nazionali che ha presentato con altri una lista civica e ha raggranellato si e no il voto dei candidati e delle loro famiglie (0,2%). Tuttavia, a parte questa doverosa precisazione (è facile criticare molto più difficile costruire), resta il fatto che il Psi raggiunge ottimi risultati quando il voto si regge sulla credibilità dei nostri candidati (in questo senso il municipalismo socialista è ancora vivo, più vivo di quello di altri partiti del centro-sinistra assai più numerosi di noi in Parlamento, vedasi Scelta civica e anche il Nuovo cetrodestra), ma quando il voto è condizionato, come quello delle grandi aree urbane, dagli orientamenti politici, rallenta, anzi si offusca e diviene quasi impercettibile.

Questo deve portarci a qualche scelta. Direi che mai come oggi si rivela azzeccata la decisione del congresso di Salerno e cioè quella di riunire i socialisti e poi di creare con altri un polo liberalsocialista. Occorre sviluppare questa politica senza timidezze e ripensamenti, perchè altro non c’è in alternativa che la resa al Pd. Di questo spero si rendano conto tutti, anche coloro che non hanno partecipato al congresso e coloro che hanno scelto altre strade. Anche la decisione di qualche nostro ex compagno di aderire a Sinistra italiana è risultata fallimentare. Non solo per i risultati non eclatanti delle liste presentate, ma per l’inesistente incidenza, in essa, dei socialisti. Il polo liberalsocialista, che può diventare una lista o anche un nuovo soggetto politico, deve partire da un rapporto di intesa coi radicali, oggi alle prese con la difficile fase post pannelliana, coi verdi riformisti che non hanno aderito a Sinistra italiana, coi laici sparsi in frammenti e rivoli di ex partiti e anche coi cattolici non integralisti che separano Stato e Chiesa. Su questa prospettiva, difficile, per taluni egoismi, gelosie, esclusivismi che animano tuttora questa area, torneremo. Ma che in Italia manchi un soggetto, nel centro-sinistra, di stampo liberalsocialista, alleato con un soggetto di area cattolica e popolare e di uno che unifica diverse identita sia pure in modo confuso, facendo emergere però soprattutto quelle post democristiane e post comuniste, è evidente. Lo capiremo tutti?

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