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La retromarcia di Renzi (non di Orfini)

4 febbraio 2017 156 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Nell’intervista al Corriere Renzi ha messo il freno. Forse non sarà lui il prossimo presidente del Consiglio ma Gentiloni o Delrio, forse non si voterà a primavera, forse. Dipende. Lui ha sbagliato un rigore. L’ha tirato malissimo. Lo ammette. Un Renzi prudente e dialogante, che non smette però di essere Renzi. Quel paragone ricorrente col calcio non é certo un adeguato e necessario approfondimento post sconfitta. Servirebbe un di più di cultura, una maggiore propensione alla profondità (saggio consiglio di Veltroni), un linguaggio che fuoriesca da quello tipico dei social e di twitter. Pretendiamo troppo?

Ho l’impressione, e i dati di gradimento di Gentiloni, uniti alla marcata rentrée di D’Alema, lo confermano, che sia definitivamente tramontata la fase della rottamazione e anche quella della esigenza smasmodica del nuovo a tutti i costi, che prevedeva l’inesperienza come virtù e l’esperienza come difetto. Se diamo un’occhiata al Comune di Roma ci rendiamo conto di quanto possa costare la novità coniugata col dilettantismo. Ormai credo sia tornata la voglia di una classe politica capace e professionale. Renzi se ne rende conto? Spero di sì, anche perché difficilmente, dicono i sondaggi, il giovin signore fiorentino, verrà scalzato al prossimo congresso da un altro pretendente. E dunque sarà ancora lui a dare le carte. Quanto alle possibili primarie di coalizione non saprei nemmeno di quale utilità, anche ammesso che vengano rientrodotte le coalizioni nella legge elettorale, non é chiaro se Renzi voglia parteciparvi assieme a Pisapia e non so a chi altro. Tanto, per quel che valgono…

Quel che mi sfugge è la completa indifferenza a un modello elettorale. E’ evidente che tra il premio di lista e quello alle coalizioni esiste una distanza abissale, che porta come conseguenza un sistema politico differente. Il buon Orfini, forse nemmeno avvisato, resta fermo all’ultimo ordine di servizio e mette in guardia da una coalizione che metta insieme tutti, da Pisapia ad Alfano. Eppure Matteo II dovrebbe ricordare che se il Pd ha governato per quattro anni e, volendo, può governare anche il quinto, lo deve proprio a una coalizione, dove i voti di Alfano, di Scelta civica e nostri, sono stati determinanti al Senato. Solo attraverso una coalizione ampia il Pd potrebbe tornare a governare. Fatelo capire a Orfini. E ditegli che dopo Roma, grazie ai suoi saggi consigli, il suo partito rischia di perdere anche l’Italia.

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