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Macron, monsieur le président

25 aprile 2017 127 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Emanuel Macron affronterà dunque al ballottaggio Marine Le Pen e vincerà, avendo già ottenuto l’appoggio di socialisti e gollisti. Mettiamo anche che una piccola parte di elettorato di Melenchon, che ottiene un lusinghiero 19 per cento, preferisca la rottura con l’Europa proclamata dal Front national, ma non vedo come Marine possa varcare il portone dell’Eliseo superando la maggioranza con solo il 21 per cento di partenza. La Francia é figlia dell’illuminismo e il suo elettorato, al contrario di quello italiano, ragiona prima di votare e preferisce il candidato meno lontano rispetto alla punizione del contendente tradizionale. E’ accaduto alle recenti regionali, accadrà alle presidenziali. Tanto più che Macron é assai più affine ai socialisti e ai gollisti di quanto qualsiasi di loro sia affine a quell’altro.

Nella débacle dei candidati socialista e gollista c’é molto che accomuna i due partiti. E cioè l’errore di averli candidati. Fillon per lo scandalo suscitato dall’assunzione della moglie, Hamon per il suo carattere estremista. Sarà più o meno così anche in Gran Bretagna, patria dell’empirismo, dove contro la fortissima May si schiera il malcapitato Corbyn, anche lui euroscettico, anzi filo Brexit. Si dirà che queste categorie non tengono più e si ricorda giustamente che un socialista di estrema sinistra, poi scissionista e fondatore del Partito di sinistra, Melenchon, ha conquistato il triplo dei voti di Hamon. E dunque si potrebbe sostenere l’assurdo assunto che segnala tre candidati di area o provenienza socialista che sfiorano complessivamente il 50 per cento.

Il problema che segnalano queste elezioni é proprio inerente, invece, il superamento delle identità politiche tradizionali. In ritardo é un po’ quel che successe in Italia nel 1994. Oltre al Front national che risulta così il più vecchio dei partiti in piedi, visto che venne fondato da papà Jean Marie Le Pen nel 1972. I partiti o movimenti del primo classificato e del terzo, cioè En marche di Macron e La France Insumise di Melenchon hanno solo mesi di vita. Gollisti e socialisti per la prima volta nella Quinta Repubblica non vanno entrambi al ballottaggio. Macron, contrariamente ai Le Pen, che già hanno conosciuto l’ebbrezza della medaglia d’argento, non solo ha fondato pochi mesi fa il suo movimento, ma ha deciso solo nel 2016 di candidarsi alle presidenziali.

Macron ha militato nel Partito socialista francese fin da ragazzo, ma ha sempre abbinato all’attività politica un forte impegno professionale nel campo della finanza, già ispettore delle finanze e dal 2008 banchiere d’affari presso Rotschild, il 26 agosto 2014 ha ricevuto l’incarico politico di ministro dell’Economia, dell’Industria e del Digitale nel secondo governo di Manuel Vals, carica tenuta fino al 30 agosto 2016. Poi la decisione di presentarsi alle presidenziali e l’errore, enorme, dei socialisti di non appoggiarlo e di scivolare su Hamon. Quello che risalta nel programma di Macron é il suo impegno europeista e così il ballottaggio si configurerà come lo scontro a mo’ di referendum tra europeismo e anti europeismo.

L’impostazione liberalsocialista di Macron può essere importata in Italia? Diciamo la verità. Che altro era il Psi di Craxi, se non questo. E oggi possiamo paragonare Macron a Renzi? Sicuramente per l’età i due sono simili. Macron ha addirittura due anni in meno. Anche nei loro programmi c’è molto di analogo. Le due persone, per applicazione, formazione professionale, studio, rigore, mi paiono invece molto lontane. Macron forse è più vicino alla personalità di un Giuliano Amato o di un Enrico Letta, con tratti decisamente alla Mario Draghi. Questa é la sinistra di domani, la sinistra di governo dell’Europa, quel grumo che rimane di una tradizione che ha bisogno di contaminarsi, lo facemmo proprio noi negli anni ottanta, per sopravvivere? Personalmente ne sono convinto da sempre. Il vetero socialismo é morto. Anche l’Spd che a settembre sfiderà la Merkel ha conosciuto percorsi revisionisti da Bad Godeberg al governo Schroeder ed é più in condizione di interpretare i nuovi bisogni della nostra epoca. Per i puri di sinistra un Melenchon si può trovar sempre. Aiuta a vivere meglio e a stare all’opposizione tutta la vita…

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