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L’Italia alla rovescia

8 maggio 2017 135 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Mentre parte il Giro, dalla Sardegna ma senza il sardo Aru, una nube tossica, formata a seguito di un incendio in un deposito di rifiuti di plastica, minaccia Roma. Possibile che un criminale faccia del male anche a se stesso? La Camera vota una legge sulla legittima difesa distinguendo gli atti che si compiono di giorno da quelli che si compiono di notte. Uno sparo nel buio, per parafrasare un famoso film, é diverso da quello esploso con la luce del sole. I pistoleros all’italiana, allevati al cinema dei western di Sergio Leone, protestano perché vorrebbero armi e spari per tutti. Di giorno e di notte. Contemporaneamente non si placa la polemica sulle dichiarazioni del procuratore di Catania Zuccaro attorno a presunti connubi tra scafisti e Ong in merito al trasporto degli emigrati.

Vorrei soffermarmi su quest’ultimo punto, perché trovo davvero farsesca la posizione di tutti, noi esclusi, spero, sulla coerenza manifestata attorno al rapporto tra politica, informazione e magistratura. La sinistra tradizionale spara a zero su Zuccaro, accusandolo di colpire nel mucchio, senza prove, che non siano semplici sospetti o logiche ma discutibili deduzioni fondate sul vecchio assunto del “Cui prodest”. E critica il magistrato per un’intervista, accusandolo di protagonismo e di indebita ingerenza nel dibattito politico. Finora non l’aveva mai fatto. Anzi, la sinistra era sempre parsa subalterna agli umori dei magistrati. Soprattutto perché andavano a colpire i suoi avversari politici. La destra, invece, difende a spada tratta Zuccaro. Quella stessa destra che fino ad ora aveva accusato la magistratura, o parte di essa, di complottare con la politica, di non stare al suo posto, di fare interviste, di violare il segreto istruttorio. E qui si tratterebbe addirittura di anticipare con un’intervista un’istruttoria mai aperta.

Insomma destra e sinistra si sono scambiate il testimone. E questo solo perché, in questo caso, le affermazioni di un magistrato portano, stranamente, acqua al mulino della prima. Le loro coerenze vanno dunque così riformulate: la magistratura può esprimersi pubblicamente, anche a prescindere dalla sua funzione che é quella di fare le indagini, solo se favorisce la posizione di uno dei due. In questo caso l’altro soggetto la contesta. Penso invece che noi, pochi o molti che siamo, dico noi che siamo nutriti di cultura liberale, dobbiamo sempre pretendere dai magistrati di restare dentro il perimetro dei loro poteri costituzionali. Un magistrato non può sostenere ipotesi, teoremi, non può esprimere sospetti. Ha il dovere di indagare se riscontra un’ipotesi di reato, di inviare avvisi di garanzia a persone fisiche se le ritiene oggetto di indagine, di perseguire un’ipotesi accusatoria e di attendere un giudizio. Ogni altro atteggiamento è biasimevole.

La sappiamo bene noi, che durante i bui anni della rivoluzione giudiziaria siamo stati spesso colpiti dal fuoco concentrico delle cannonate giudiziario-giornalistiche, senza che nessuno, da sinistra e da destra, muovesse un dito. Il garantismo era sepolto vivo. E con esso la verità. Non cambieremo idea. Non diventiamo giustizialisti contro i giustizialisti di ieri. A noi un magistrato che fa politica approfittando della sua posizione, che diventa famoso e proiettato dai riflettori su tutte le pagine di giornali e sulle televisioni solo prospettando ipotesi non suffragate da prove, non piace. Faccia comodo alla destra o alla sinistra. Se é un difetto essere coerenti, noi ci teniamo il difetto. Agli altri la virtù dell’incoerenza e della doppia posizione. Nell’attesa che i cittadini comprendano…

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