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Renzi scrive l’Avanti

6 luglio 2017 102 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

L’ultimo libro di Matteo Renzi si chiama Avanti. Nessuno può essere proprietario di una parola. Eppure anche le parole hanno un significato ricavato dalla storia. Penso, almeno lo spero, che Renzi conosca la storia dell’Avanti, un motto che divenne titolo di un giornale, prima nella Romagna di Andrea Costa (era un periodico), e per di più desunto dal tedesco Worvarts, organo del Partito socialdemocratico tedesco, fondato nel 1876, tre anni prima della svolta di Costa dall’anarchismo al socialismo, condensata nella sua Lettera ai compagni di Romagna.

Il Psi, che a Genova nel 1892 era nato come Partito dei lavoratori italiani, che l’anno dopo a Reggio Emilia, nel secondo congresso, assunse la qualifica di socialista divenendo Psli e che a Parma, nel congresso semiclandestino del gennaio del 1895 durante la repressione crispina, assunse definitivamente il nome di Psi, decise di dotarsi di un quotidiano dopo l’esperienza del settimanale “La Lotta di classe”, che precedeva la fondazione del partito mentre nelle province già si erano affermate una quarantina di testate giornalistiche periodiche socialiste o di tendenza socialista prime delle quali “La Plebe” a Lodi già negli anni settanta e “La Giustizia” creata da Camillo Prampolini a Reggio Emilia nel 1886. Fu il congresso del Psi di Firenze del luglio del 1896 a lanciare il progetto del quotidiano di partito, che iniziò la sua vita il giorno di Natale dello stesso anno, con la direzione di Leonida Bissolati.

Caro Renzi, l’Avanti ha solcato tutta la storia del Novecento che ha sfrondato, commentato, in parte anche anticipato nelle sue tragedie e vittorie. L’Avanti ha appoggiato le grandi rivendicazioni operaie di inizio secolo, ha combattuto il bellicismo in Libia e in Europa, ha saputo dissociarsi con Pietro Nenni dalla svendita sottocosto della tradizione socialista al terzinternazionalismo di Serrati, ha combattuto la dittatura, ha seguito anche col nome di Nuovo Avanti, gli anni dell’esilio francese dei dirigenti socialisti, si é gettato a capofitto nella Resistenza, ha condotto, anzi guidato la campagna per la Costituente e la Repubblica. Ha saputo sorreggere la resistenza degli ungheresi, come farà più tardi coi cecoslovacchi, appoggiando contemporaneamente la lotta per l’indipendenza e la libertà di tutti i popoli oppressi. Ha propagandato le grandi riforme sociali degli anni sessanta e quelle civili degli anni settanta. Ha condotto inchieste, ricerche, veri e propri affondo sul terrorismo nero e rosso. Ha saputo tacere per salvare la vita di Aldo Moro e parlare contro tutte le sopraffazioni in Italia e nel mondo. E’ stato il giornale di Nenni, Pertini, Lombardi e Craxi.

Gli ideali dell’Avanti, tranne qualche momento storico di sbandamento, sono stati quelli della giustizia sociale e civile, della libertà, dello sviluppo, della laicità dello stato, dei meriti. Il giornale ha dovuto chiudere nel 1993 perché gli sono stati negati i fondi della presidenza del Consiglio contrariamente a L’Unità che contava tre volte i suoi debiti. Dopo la fine del vecchio Psi il titolo del giornale é stato variamente, e in qualche caso abusivamente, utilizzato. Fino a pochi anni orsono quando è rinato online. E vive anche oggi con successo. Ho voluto ricordare il significato di un nome nella storia dell’ottocento, del novecento e anche dei primi due decenni del duemila, perché il segretario del Pd sappia a cosa inevitabilmente rimanda il titolo del suo libro. Non so se questa storia Renzi la conosce, certo non é la sua storia, visto che la sua tradizione é quella del cattolicesimo democratico. Ma dopo che Renzi ha scelto l’adesione al Pes, pur mantenendo (ancora?) in vita il vecchio quotidiano comunista L’Unità, voglio illudermi che la scelta del nome rimandi anche a una scelta politica che sarebbe oltretutto coerente. Anche perché, aggiungo il “mi consenta” oggi a lui meno sgradito, intitolare il libro del segretario del Pd “l’Unità” avrebbe acquisito proprio oggi un vago significato di beffa…

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