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Alle Calende?

22 Gennaio 2019 426 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Carlo Calenda ha messo le carte in tavola. La sua non é più solo una suggestione e neanche un’ipotesi politica. Dopo avere presentato il programma ha definito la proposta che si materializza in una lista unica degli europeisti per le prossime, imminenti elezioni di primavera. Quelle che Romano Prodi ha definito “importanti come quelle del 1948”. Parlando del 1948 forse, almeno per tradizione politica, parte del Pd non dovrebbe attribuire la stessa versione all’importanza. Ma che importa. Ormai tutto é superato e lo stesso Zingaretti ha reso omaggio all’appello ai Liberi e forti di don Sturzo, in occasione del suo centenario.

Oggi quel che conta é unire perché c’é un avversario pericoloso, anzi, se leggiamo bene, ce ne sono due, con un minimo comun denominatore: quello di mandare a sbattere qualsiasi ipotesi di effettiva unione europea. La destra di Le Pen e Salvini, di Orban e Kaczinski, ha una strategia sovranista. Ognun per sè e Dio per tutti. Tra loro non c’é vera alleanza, perché li sorregge il solo egoismo e nessuno di loro farà nulla per dare una mano all’altro se il rischio é quello di un solo graffio. Unica cosa in comune il blocco dell’integrazione europea. L’Europa di lorsignori é solo la somma degli stati dove ognuno cerca di portare a casa il meglio. Altro che stati uniti d’Europa. La loro sarà l’Europa degli stati divisi.

Ma c’é un pericolo anche maggiore. Quello del populismo cialtrone e in malafede. Quello che mina la semplice convivenza tra paesi europei e costruisce su questa ostilità la propria strategia nazionale. Ha bisogno di un nemico e lo costruisce sulla base di falsificazioni stupide, ma rischiosissime. Penso alla fake news di Di Maio che ritiene il franco africano una sorta di tassa ai paesi poveri che permette alla Francia, ma più in particolare a Macron, il nemico numero uno, di sfruttare l’Africa. Una follia studiata, non una semplice stravaganza di un gruppo oggi al potere in Italia.

Dovremmo far guerra all’Europa unita, alla Germania, soprattutto alla Francia, in un misto di delirio e di supponenza. E noi dovremmo guardare e, preoccupati, pregare e sperare nel meglio? No. Calenda ha ragione. Uniamoci, noi europeisti. Facciamolo proprio in Italia dove questi scellerati sono al governo. Ma il problema è chi e come. E in politica non c’e niente di più difficile che realizzare le cose semplici. E allora ecco i problemi.

Nel Pd c’é chi, Zingaretti e Gentiloni, pare abbia acconsentito, ma pensa che tra i partiti da coinvolgere debba esserci anche Leu, mentre Calenda lo ha escluso, Martina e Delrio hanno acconsentito sì, ma ritengono che il Pd non possa rinunciare al proprio simbolo, Renzi continua a non parlare e nessuno ha capito se concordi, Letta, stranamente, si é detto contrario, la Bonino nicchia, rimanda la decisione al suo congresso ma pare piuttosto scettica, Casini e la Lorenzin guardano al progetto come a una ipotesi troppo spostata a sinistra. Dunque? Per la verità solo Riccardo Nencini ha detto un sì senza condizioni. Gli altri fanno i conti. I candidati del Pd sul congresso, la Bonino sui voti che servono e forse anche i centristi. Perché, signori dell’Italia gialloverde, oggi il vero problema non é il progetto e nemmeno il programma e neppure la necessaria unità. Il vero problema é chi sarà eletto. A questo nobile scopo stanno pensando i giganti della politica italiana, proiettandosi tra sbarramenti e voti di preferenza. Più che fare i conti con l’Europa fanno i conti in casa. Comprensibile in una fase ordinaria. Ma oggi?

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