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Staino e il ritardo storico della sinistra

13 Luglio 2020 429 views 2 CommentsStampa questo articolo Stampa questo articolo

Ho letto con vivo piacere l’intervista di Staino al Corriere della sera. L’autore di Cuore, inserto satirico dell’Unità,  con le sue feste in quel di Montecchio Emilia che riunivano migliaia di giovani infatuati dal mito della lotta alla vecchia politica, ha cambiato posizione. Come diceva Churchill “solo gli stupidi non cambiano mai idea”. E Staino é persona intelligente.L’inizio della degenerazione politica”, scrive Staino, “fu il lancio delle monetine contro Craxi all’hotel Raphael. Il primo atto veramente antipolitico… Da lì nasce tutto». Quel gesto ha prodotto «semplicemente, e amaramente, la distruzione della grande politica nata con la Resistenza. È esattamente quello che penso…». Staino va più in là e dichiara di avvertire imbarazzo per la soddisfazione provata allora. E aggiunge che quel gesto provocò la nascita di na cultura che prima ha consentito l’affermazione di Berlusconi e poi di Grillo. Prendiamo atto di una nuova e puntuale autocritica. E non da parte di un personaggio qualsiasi, ma di un uomo di punta della schieramento allora giustizialista. Si tratta per noi di un fatto da salutare positivamente, anche se con una punta di duplice amarezza. Prima di tutto dovuta proprio alle conseguenze citate da Staino che magari si potevano evitare se la sinistra, e in particolare il Pds, non si fosse attestata in quella acritica e supina subordinazione al potere giudiziario e in particolare al dipietrismo. Poi, per i ritardi cronici coi quali una parte della sinistra italiana, quella prevalente, riconosce storicamente i suoi errori. Pensiamo al rapporto, a noi sempre elettoralmente sfavorevole, tra Pci e Psi nel nostro Paese. Nel 1956 sull’Ungheria i due partiti si divisero. I socialisti si schierarono dalla parte degli insorti, i comunisti dalla parte dei carriarmati sovietici. Dopo trent’anni la revisione, e l’ammissione che Nenni aveva ragione e Togliatti torto. Poi il centro-sinistra e le riforme, compreso lo statuto dei lavoratori che il Psi volle e che il Pci non votò. Oggi si riconosce che la posizione giusta era quella di Brodolini e non di Longo. Poi, cito solo alcuni degli strappi tra i due partiti, i referendum su divorzio e aborto che il Psi di Fortuna affrontò con entusiasmo e che il Pci di Berlinguer voleva evitare. Oggi nessuno a sinistra pensa che le due leggi possano essere modificate. E il referendum sulla scala mobile del 1985. Con Craxi a difendere il decreto di San Valentino e il Pci mobilitato per la sua abrogazione. Si trattava di soli quattro punti in cambio di una riduzione del tasso di inflazione. La scala mobile fu poi abrogata nel silenzio più assordante della sinistra italiana e quel referendum giudicato un errore. Poi la guerra, nel 1991, dell’Onu a Saddam che aveva invaso il Kuwait. Occhetto si mobilitò in un rigurgito strumentale di pacifismo, ma D’Alema appoggiò qualche anno dopo la guerra in Kossovo senza l’appoggio dell’Onu. Fino a Tangentopoli e ai processi a Craxi, alla criminalizzazione dei socialisti, alle sconfitte della sinistra, che quando ha vinto ha dovuto sempre fare i conti con un’alleanza che gli ha impedito di governare, ai trionfi di Berlusconi e poi di Grillo e di Salvini. Oggi si matura una seria riflessione e una spietata autocritica sul giustizialismo e sulla condanna di Craxi. Tutto questo ci riempie di soddisfazione e anche di orgoglio, anche se di una cosa sono certo, e cioè che gli italiani apprezzano queste ammissioni postume. In fondo essere arrivati prima non ci ha portato molta fortuna.

2 Comments »

  • carlo said:

    caro Del Bue, può sembrare facile oggi dire chi aveva sbagliato di più a sinistra. Ma la storia è una cosa seria. Ad es. come si fa ad mescolare artatamente la pessima posizione del PCI togliattiano sull’Ungheria 1956 e -ad es- le conseguenze a sinistra della deriva craxiana del socialismo italiano (non abbiamo dimenticato né le iniziali resistenze interne al PSI né il pesssimo governismo del CAF né l’anatema di Craxi contro il ‘parlamento parco buoi’ né i fischi a Berlinguer..).E sul referendum sulla scala mobile del 1985 ragioni vi erano su entrambi i fronti (se studi le statiche Istat vedi che l’inflazione calò per vari motivi, compreso il prezzo calante del petrolio) ma Craxi voleva la sconfitta politica della CGIL e del PCI.
    E poi la grande tradizione laica dell’umanesimo socialista non può dimenticare com’era l’Italia nel 1948 (la guerra fredda soffocò anche il riformismo comunista) o nel 1974 (feci campagna per il NO da giovane comunista).
    Una domanda finale: ma se il PSI craxiano ebbe tutti i meriti che tu gli riconosci,. perché non esiste più un partito socialista? Pensa a quanti socialisti sono andati con Berlusconi..
    Oggi a sinistra serve un grande partito socialista, ambientalista e laico, attento all’evoluzione dei lavori e delle necessità di un paese complesso in un’Europa piena di cerotti ma ancora vitale.Occorre recuperare etica e coraggio (anche. contro il cattobuonismo verso l’immigrazione clandestina)
    PD, PSI, Sin.Ita ecc hanno un pezzo di storia da portare senza reclamare primazie. Perché allora tutti avrebbero qualche colpa..

  • Mauro Del Bue (author) said:

    Caro amico, anzi compagno. Ti correggo solo su un punto. Sugli altri ti lascio del tuo parere che non é il mio. Craxi nel 1985 non voleva proprio sconfiggere la Cgil e dunque nemmeno il Pci. Tentò fino all’ultimo con Lama che pareva d’accordo. Fu il Pci a bloccare tutto e a volere il referendum contro Craxi. Solo una chiusa. Vedi si può avere ragione e poi sparire, quando hai finito di avere ragione… mauro

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