Umanità e politica
Ci sono oggi nel mondo, secondo i dati dell’Uppsala, 65 guerre. E’ più o meno la cifra fornita da altri centri verificati, ed é quello più alto dal 1946. In Meynmar, ad esempio, il conflitto tra le forze governative e quelle della resistenza ha già causato oltre 100mila morti e 3 milioni di sfollati e questa cifra si raggiunge anche nel conflitto in Sudan. Gli sfollati in quest’ultimo caso sono 13 milioni. La guerra nello Yemen, dove sono coinvolti gli Houti con l’appoggio dell’Iran, ha già mietuto oltre 250mila vittime civili. E stiamo citando solo tre dei 65 conflitti in corso. Ma passiamo all’aggressione militare russa all’Ucraina. In quattro anni di attacchi e di resistenze i dati, non ufficiali, parlano di oltre un milione di morti. Si tratterebbe di una cifra folle e di una guerra che sta producendo un costo umano oltre che economico davvero insopportabile. In tutti questi casi, e perfino nel conflitto tuttora in corso in Ucraina i vari movimenti pacifisti sono o silenti o traballanti. Perché? Perché l’Africa ë lontana, si dirà. Ma il Vietnam lo era molto di più. E il Cile altrettanto. Forse perché in questi conflitti non erano chiari il coinvolgimento e la responsabilità dell’Occidente, mentre su Gaza e sui bombardamenti che hanno causato (indico la cifra più alta) “solo” 70mila morti, dei quali la metà terroristi, allora sarebbe chiara la patente israeliana con l’appoggio americano. Dunque la ragione non é umanitaria, ma politica. Se noi tremiamo sul massacro di Gaza ma siamo indifferenti su massacri che hanno causato un numero di vittime assai maggiore, non lo facciamo perché sconvolti da numero di vittime ma perché pensiamo che queste ultime siano frutto nostro, o di paesi a noi vicini. Anche il termine “genocidio”, lo sottolinea Bernard Henry Levi, é usato senza logica. Genocida sarebbe un paese che ospita centinaia di migliaia di essere umani che appartengono alla stessa razza che si vorrebbe estinguere? Piuttosto genocida era lo sterminio degli armeni da parte dei turchi. Scrive Henry Levi, “avendo avuto il tempestoso privilegio di conoscere, nel corso della mia lunga vita, dei genocidi (da quello dei Rohingya in Myanmar, a quello nel Darfur o in Bangladesh) o di aver riflettuto su altri (la Shoah, la Cambogia o, nel mio libro ‘Pure and Noble’, già nell’ottobre 1994, il Ruanda), non posso accettare questa rinuncia all’intelligenza”. La propensione a sovrapporre l’elemento politico su quello umanitario, anzi di usare l’elemento umanitario (i 70mila morti di Gaza) per conclusioni politiche si staglia l’enorme sproporzione tra il numero degli uccisi in Ucraina e quello a Gaza. E parliamo anche per l’Ucraina di bambini. Anzi non ne parliamo proprio perché delle decine di migliaia di bambini rapiti dai russi non si sente più nulla e il tutto appare ormai come una favola dell’orco cattivo. Ma i bambini non sono tutti uguali? Pare di no come la paradossale vicenda di Reggio Children testimonia. Continua cosi Henry Levi: “Non c’è genocidio quando si consente l’arrivo di aiuti umanitari, seppur raramente, attraverso corridoi che permettono ai non combattenti di raggiungere zone destinate ai profughi. Si ha il diritto di ritenere disumani questi inviti ad abbandonare la propria casa prima che venga ridotta in cenere: ma un invito a cercare rifugio non costituisce un genocidio. Si può pensare che non sia una vita dignitosa quella di chi viene sballottato tra campi di fortuna, allestiti in fretta, spostati e poi ricostruiti altrove: eppure, né a Mosul né altrove, ho mai visto un esercito che, nel bel mezzo di un conflitto, sentisse il bisogno di creare aree di questo tipo per i profughi. Si può, ed è chiaramente il mio caso, rimanere sconvolti dall’idea di decine di migliaia di civili uccisi sotto i bombardamenti israeliani, dopo che Hamas li ha utilizzati come scudi umani. Ma si può parlare di genocidio, quando è noto che la stessa Israele sta organizzando, contemporaneamente, campagne di vaccinazione per decine di migliaia di bambini a Gaza?”. Le parole non sono scaturite da una Sibilla ma da un uomo di sinistra che per la sinistra ha combattuto tante battaglie. D’altronde nel mondo e in Europa, nella stessa Israele, esiste una sinistra. Una sinistra per la libertà e per la verità. Chi si e mai premurato, solo i radicali, di svolgere manifestazioni per le migliaia di vittime civili in Iran, per le donne torturate e ammazzate per via del velo, per un dissenso che tarda ancora a divenire di massa e a rovesciare il regime cruento degli Ayatollah. Ci si mobilita quando Israele e Stati uniti bombardano l’Iran causando meno vittime di quante il regime ne abbia prodotte in un solo giorno. Quando si usa il dato umano per fare politica si possono prendere anche clamorosi abbagli. Possibile che pur dicendo cose opposte Pd e Cinque stelle in Italia siano alleati? Ho letto che la formula che potrebbe essere usata nel programma potrebbe essere quella di “fornire tutta l’assistenza necessaria all’Ucraina” senza specificare di quale assistenza si tratti. Non sarebbe certo un orientamento di un governo europeo che ë chiamato a sostenere anche militarmente il paese aggredito. L’unica speranza per Pd e Cinque stelle é che la guerra finisca prima dell’avvio della campagna elettorale….







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