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Ma adesso dobbiamo essere “finiani” e non “blairiani”?

29 Agosto 2009 671 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Il promotore dell’evento di Rimini di Cl lo ha voluto sottolineare: “Fini è andato al Pd e da noi è venuto Blair”. Al di là dell’accettazione di un invito, è interessante invece valutare quel che i due hanno voluto dire nei due diversi consessi. Fini ha voluto sottolineare la sua già nota conversione laica e la necessità di un profondo cambiamento della legge sul testamento biologico che giace ancora ferma tra Senato e  Camera e che qualcuno, il neo integralista Sacconi, ha minacciato di trasformare semplicemente in leggina “per l’alimentazione e l’idratazione obbligatorie”. Non ce ne sarebbe davvero neanche bisogno, giacchè questo significa in sostanza la legge approvata al Senato. Nulla di più e nulla di meno. Fini ha detto no e qualcuno ha anche ipotizzato che il presidente della Camera possa farsi sostituire al momento del voto (se si arriverà a un voto su quella legge), per spingere il pulsante rosso dal seggio dell’Aula. Cosa clamorosa e mai avvenuta alla Camera. Fini ha anche preso posizione contro la Lega sul tema dell’immigrazione, valutando che “anche un clandestino è una persona e come tale va trattato”. D’altronde era stato proprio lui a ipotizzare il diritto di voto alle amministrative per gli immigrati senza ancora cittadinanza. Il che aveva mandato su tutte le furie Bossi e compagnia. Blair, invece, ha voluto richiamare la sua recente conversione al cattolicesimo, dandone il merito alla moglie e ha ricordato il fascino dell’assoluto. Ha anche contestato le organizzazioni tradizionali, come il sindacato, affermando il potere superiore della cosiddetta società civile. E’ stato accolto da trionfatore (anche Fini al Pd ha avuto analoga accoglienza). Nel calcio si potrebbe  parlare di uno scambio. Fini per Blair. Chi ci avrebbe guadagnato? Fini a sinstra (non solo sulla laicità) e Blair a destra (non solo sulla politica estera). E allora? Allora anche questo è il segno che la politica, in Italia e anche altrove, va solo valutata sui contenuti e non sulle formule. E che anche in Italia il bipolarismo destra-sinistra è un reperto archeologico. Finito, strafinito, stracotto. Basterebbe aprire gli occhi. E per essere socialisti schierarsi magari con Obama sulla riforma sanitaria americana e sull’Afghanistan, con Zapatero sulla laicità, con Fini su laicità ed emigrazione, con Biagi e Ichino sul mercato del lavoro, senza disprezzare le intuizioni di Tremonti contro il mercatismoe e contro le banche. Cioè coi riformisti liberali. Non posso stare nè con la Roccella, nè con la Binetti. Nè in questo Pdl nè in questo Pd. L’ideale sarebbe la grande scomposizione. E’ solo un sogno?

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