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I socialisti e la fine del bipolarismo

5 Agosto 2010 1.482 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Rutelli ha ragione. Col voto di mercoledì alla Camera, e la nascita del nuovo gruppo parlamentare di Futuro e Libertà, si è compiuto un altro passo, probabilmente il decisivo, nel percorso del superamento del bipolarismo, dunque del sistema che grazie alla rivoluzione giudiziaria e alla fine dei partiti ( i quali, prima dell’azione del Pool mani pulite, avevano certo compiuto errori politici e di comportamento non di poco conto), è stato praticato in Italia per sedici anni. Siamo probabilmente ad una svolta epocale e poco importa se molti di coloro che oggi agitano il bipolarismo come la fonte di tutti i mali italiani ne siano stati fino a poco fa assertori tra i più convinti. Cerchiamo di capire bene la situazione. Da sinistra, non solo è fallito il progetto di Veltroni di ridurre larga parte della coalizione dell’Unione al solo Pd, che nel 2008 ha raggiunto il risultato peggiore che un’intera sinistra unita avesse mai raggiunto nella sua storia (il Pd ha ottenuto meno voti del Fronte popolare del 1948), ma è ormai fallito anche il progetto di Bersani di mettere insieme una coalizione che va da Vendola a Casini, passando per Di Pietro, con la sola esclusione di Ferrero, che peraltro si autoesclude da solo. Questo disegno si scontra ormai evidentemente con la rafforzata posizione di Casini, Rutelli e forse Fini (aggiungo il “forse” solo perchè la politica riserva sempre sorprese). Il Pd si trova dunque di fronte a un dilemma. Puntare su ciò che appare alla sua sinistra o puntare su ciò che esiste e si rafforza alla sua destra. Il vecchio Pci non avrebbe avuto dubbi al riguardo. Il Pd è però un partito composito e credo di non sbagliare se affermo che qualsiasi sia la scelta il Pd ne subirà contraccolpi. Dall’altra parte il Pdl è stato cacciato nell’angolo da Fini e dai suoi, adesso anche da Chiara Moroni che potrebbe essere l’avanguardia di altri e non trascurabili approdi, e la sola alleanza con la Lega di Bossi lo espone a rischi, se non elettorali (ma è evidente che Berlusconi a questo punto voglia il voto anticipato) certo a futuri equlibri di governo, con la Lega ancora avvantaggiata da una perdita di consensi del Pdl. Resta sullo sfondo la sola cosa seria da fare. Prendere atto che il sistema è cotto e riformarlo, partendo da una legge elettorale proporzionale senza premio di maggioranza e con lo sbarramento. Così ogni partito rimanderebbe a dopo il voto la scelta del governo. Si torna indietro?  Ma l’essere andati avanti cosa ha mai prodotto di buono? Sarebbe l’unica scelta sensata, questa. Ed è quella che propugnano Casini e Rutelli e osteggiano Berlusconi e Bossi, e anche Veltroni, mentre Bersani non si sa. L’interesse dei primi è di costruire una posizione che possa condizionare le estreme, l’interesse dei secondi è di continuare nello scontro che esalta le estreme, riducendo tutto al solito referendum dei “comunisti contro il resto del mondo”. Il Pd che ne pensa? Sarebbe opportuno che adesso, dentro il Pd, si discutesse proprio di questo. Restare fedeli a Di Pietro che tutto tranne che leale e fedele si è dimostrato proprio con il Pd, continuare a corteggiare Vendola come fa Veltroni, in omaggio al vecchio bipolarismo, o appoggiare il nuovo centro per tentare un cambio di sistema e una futura promessa di governo? Per il microcosmo socialista personalmente non ho dubbi. Dobbiamo essere con Rutelli e Casini, che vogliono quel che noi abbiamo sempre auspicato: il ritorno al proporzionale e la fine di questo bipolarismo, e poi il ripristino di partiti identitari e non di partiti mercantili e di carta. Ma sono due fasi distinte anche se consequenziali. Siamo, adesso, all’inizio del nuovo percorso e i compagni di viaggio devono avere con noi il primo comun denominatore, non necessariamente il secondo. In questa fase coloro che si muovono nella direzione che noi abbiamo sempre annunciato devono sentire il nostro appoggio. Anche Fini, perchè no, che ha dato quest’ultimo benedetto scrollone a un sistema malato, del quale il decadente berlusconismo è solo una delle espressioni. Poi, domani, magari, ognuno per la sua strada, che non potrà mai incrociarsi però con quella di Di Pietro, il vero genitore di questo sistema politico bipolare, nè con Vendola, assertore del bipolarismo tra le estreme. La chiarezza della posizione del Psi in questo frangente a me pare indispensabile per avere un futuro, per non sbagliare colpi, per centrare l’obiettivo di una possibile rinascita.

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