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Renzi, Grillo, Berlusconi, tre uomini al comando nella monocrazia politica

23 ottobre 2014 907 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Ormai i partiti non esistono più. E l’ultimo esistente, ha ragione Cisnetto, e cioè il Pd, è praticamente scomparso nelle forme conosciute. Lo era sostanzialmente anche prima di Renzi. Iscriversi a un partito e avere gli stessi diritti di uno che non lo è non ha senso. Siccome i congressi sono stati sostituiti dalle primarie a cui possono partecipare tutti, sol che versino uno e due euro, e sulle candidature funziona più o meno allo stesso modo, a che serve iscriversi? Renzi vi ha aggiunto il potere carismatico. Lui decide, lui sceglie, lui battezza e gli altri, i fedeli, possono solo assentire, meglio se con entusiasmo, mentre chi contesta è un infedele, un gufo e un rosicone, e rischia.

È un male? Si lo è se si tiene conto del modo tradizionale di concepire i partiti e la democrazia. Non lo è se lo rapportiamo alla situazione presente dove i partiti sono tutti stati superati dalle monocrazie. Il potere assoluto, di vita e di morte, politica s’intende, non è un capriccio, ma un potere che deriva dal consenso ottenuto, non per merito di un sedicente partito, ma solo del capo, poiché in Italia si vota un nome, non più un simbolo. Il precursore della nuova monocrazia fu Berlusconi e tutti si scandalizzarono. Ma come, tratta un partito come un’azienda di sua proprietà? Era stata ultimata l’operazione di Tangentopoli e i partiti, quelli veri, che avevano segnato la vita del novecento italiano, erano stati spazzati via. Berlusconi fu un prodotto di Di Pietro, il risultato della demonizzazione dei partiti tradizionali.

Il Pci-Pds-Ds pensava di poter sopravvivere, unico caso, alla morte degli altri, perché solo sfiorato dalle indagini di una magistratura strabica. Berlusconi é stato il primo prodotto della nuova monocrazia. Per la verità già Bossi e la sua Lega, che aveva però saputo mantenere alcuni caratteri dell’organizzazione tradizionale (le sezioni, i congressi, le feste), ne aveva anticipato alcune caratteristiche. Poi è arrivato Grillo a spazzare via tutte le incertezze e a estremizzare la nuova monocrazia. Si può vincere le elezioni senza partito, anzi è persino meglio, basta una nuotata, un vaffa day contro il sistema politico in una situazione di profondo disagio dell’opinione pubblica. E soprattutto una grande capacità di inserirsi nel web.

Renzi completa il quadro. Mentre il Pd, ma in realtà Renzi, conquista oltre il 40 per cento, sogno veltroniano di un partito americano, il partito cessa di esistere. Il tesseramento è ai minimi storici, l’Unità chiude, i funzionari vengono licenziati. Contraddizione? Assolutamente no. Sarebbe stato contraddittorio il contrario. Anche D’Alema e Bersani, che rimpiangono il passato (con molte ragioni), devono accettare “obtorto collo” il presente. Che non li prevede, anzi prevede che il loro dissenso rafforzi “lo principe”, come diceva Machiavelli. Cosa ci aspetta? Io continuo a chiedermi come si fa a non capire. Il futuro è cominciato e si assestato adesso. I partiti della seconda repubblica, nati senza storia e senza identità, sono tutti morti. Inutile piangere. Era giusto così. Quello che è nato è un sistema fondato sul leader, che ha potere più o meno assoluto, perché è da lui e solo da lui che dipende il successo della sua ditta. La triade monocratica (Renzi, Grillo, Berlusconi, o chi per lui, con un’appendice di Salvini, perché antieuro, non perchè della Lega) è il perno di quel che si continua a definire democrazia italiana. Forse meriteremmo di meglio.

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