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Se il Papa va in minoranza

23 Ottobre 2014 1.257 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Dunque Papa Francesco ha voluto chiudere il Sinodo con parole chiare, ma anche rassicuranti. Non avrebbe dovuto farlo. Lo ha fatto perché il Sinodo non è andato come probabilmente Francesco si aspettava. Infatti sulle votazione attorno alla questione dei divorziati e dei gay le proposte del pontefice non hanno ottenuto i due terzi dei placet per essere accolte. Dunque si tratterà di vagliare ancora, di riflettere, di discutere. Viene alla mente il sistema dei partiti. Discutere, riflettere? Quando mai una riunione del Pd, ma anche di Forza Italia, per non parlare di Grillo, si è concluse con un impegno analogo. Quando mai il leader, che non è un papa, è finito in minoranza e le sue proposte non sono state accolte? Vuoi vedere che la Chiesa è la sola istituzione democratica, a fronte dei partiti ormai tutti monocratici? Sarebbe questa la vera novità, la stravolgente novità dei tempi nostri.

Un Papa innovatore che crede che fede e realtà debbano avere punti in comune, che ritene che il cristianesimo debba cercare e non solo essere cercato, che i pani non debbano essere trasformati in pietre, che il tradizionalismo allontani la chiesa dal mondo, che dunque anche i divorziati debbano o possano fare parte delle comunità di Cristo e anche i gay, è un Papa rivoluzionario. “Perché”, famosa ormai la sua frase, “chi sono io per giudicare?”. Questo interrogativo è un grande meraviglioso messaggio. La sua è una Chiesa che non giudica, una Chiesa che accoglie, una Chiesa che capisce i sentimenti autentici e li valorizza. Perché anche tra due gay ci può essere vero amore e solidarietà, lo spieghi a Giovanardi Tutto questo non poteva non determinare incomprensioni e anche reazioni nel mondo ecclesiastico come, nelle fila di Forza Italia, l’incontro tra Berlusconi e Vladimir Luxuria.

Solo che nel secondo caso il cambio, anzi lo stravolgimento dei principi di quel partito, non ha avuto bisogno di placet, di sinodi, di congressi. Nessuno lo ha discusso, vagliato, votato. Nel caso delle innovazioni papali invece si. E i vescovi hanno per ora bloccato le revisioni. Hanno dato la maggioranza assoluta alle tesi papali, ma non i due terzi necessari, come nel caso delle prime tre votazioni del presidente della Repubblica. Ne siamo delusi, ma non possiamo che apprezzare questo metodo democratico di decidere che è proprio l’opposto di quello dei partiti politici di oggi. Tutto è cambiato, tutto è rovesciato. “Mondo ribaldo, reo mondo”, diceva sir John Falstaff. Bisognerà ispirarsi alla Chiesa per ritrovare la democrazia?

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