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Dopo la direzione

7 Novembre 2014 780 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Stamattina si è tenuta una riunione della direzione del nostro partito. Una direzione politica, che ha registrato interventi appassionati e che è durata diverse ore. Nella giornata di domani l’Avanti pubblicherà, com’é suo costume, il documento della maggioranza e anche quello della minoranza. Stasera, come sono solito fare, pubblico invece le mie considerazioni. Le condenso in tre punti. Il primo riguarda la questione della legge elettorale. Sull’Italicum il Consiglio nazionale aveva impegnato i senatori a un voto non favorevole. Avevamo giudicato quel testo contraddittorio, per la possibile formazione di una minoranza che diventa maggioranza assoluta, truffaldino, perché ruberebbe il voto degli elettori, trasferendolo da una lista che non supera lo sbarramento a una lista che invece lo supera, e infine autoritario, perché nomina e non elegge i parlamentari. Ora sembra che sia in fucina un’altra legge. Da quel che pare assai diversa. Ancora non si conoscono i termini di una possibile nuova intesa. È inaccettabile però che essa venga partorita dal semplice amplesso tra Berlusconi e Renzi o dall’eventuale nuovo amplesso tra Renzi e Grillo, come lascerebbe trasparire l’intesa raggiunta tra Pd e Cinque stelle su Consulta e Csm. Anche il nostro piccolo partito, che fa parte della maggioranza e del governo, deve essere nelle condizioni di concordare il testo. Altrimenti dovremmo ribadire la nostra mancata adesione.

Sul Jobs act io penso invece che dovremmo apprezzarne i contenuti. Non abolisce i diritti di chi ce li ha, anzi li allarga a chi non li ha mai avuti. Penso ai lavoratori delle aziende sotto i quindici dipendenti, ai cosiddetti Cococo e Cocopro, lancia finalmente il contratto unico a tutele crescenti, stanzia un miliardo e mezzo per gli ammortizzatori sociali, garantisce il sostegno retribuito per la maternità per tutte le lavoratrici. Dunque, perché i socialisti dovrebbero opporsi? Solo perché non sono d’accordo la Fiom e la Cgil? Ma più che sull’articolo 18, che non viene modificato per chi ce l’ha e solo leggermente riassestato per i nuovi assunti, a me pare che in discussione oggi sia proprio il ruolo del sindacato. É vero, con il minimo garantito e la contrattazione aziendale e con la conseguente compressione della contrattazione collettiva, il ruolo del sindacato cambierebbe e di molto. Io trovo stravagante che questa posizione paleo corporativa sia sposata anche da qualcuno al nostro interno. E ancor di più che il veto di questo sindacato venga assunto come dogma anche da noi. Proprio da noi che in passato non lo abbiamo mai ritenuto accettabile. Altra cosa è il modo in cui Renzi procede. Che certo non è mai stato il nostro. Più sensibili, per formazione, al dialogo e alla trattativa. Dunque alla consultazione, ma mai alla indispensabilità della concertazione. E sempre attestati sulla necessità di distinguere i ruoli e della piena legittimità del governo e del parlamento a decidere.

Ultimo sguardo sul partito. Noi continuiamo a vantare un patto federativo col Pd del quale non riusciamo a comprendere bene e con concretezza la natura. Esiste cioè un documento che afferma l’esigenza di tale patto tra i due partiti. Ma non esiste una conseguenza logica di tale documento. Un patto federativo dovrebbe significare che esiste una federazione che invece non c’è. Dovrebbe presupporre che siamo legati da un vincolo, che invece non esiste. Dovrebbe supporre che il grande Pd e il piccolo Psi sono alleati ovunque e invece non pare che così sia. Allora è solo un patto di buon vicinato. È un auspicio. È un proponimento. Affermo questo anche perché recentemente una parte di Sel e di Scelta civica hanno aderito direttamente al Pd. Renzi non li ha invitati a far parte di una federazione alla quale anche noi avremmo potuto aderire. Noi manteniamo dunque la nostra piccola casa, non aderiamo al Pd. Restiamo nel governo e nella maggioranza, ma ci sentiamo liberi in periferia di contrarre le alleanze che verrano ritenute le migliori per noi. E in parlamento, come abbiamo fatto recentemente sul gioco d’azzardo, sulla tutela della precarietà e sulla giustizia, recitiamo a schiena dritta il nostro ruolo. Federati o sfederati che siamo.

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