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Il governo Renzi più solo. La Uil con la Cgil

19 novembre 2014 876 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Adesso non si dica che è colpa di Israele. La sinagoga di Gerusalemme ferocemente colpita dal raid terroristico palestinese, che ha lasciato sul selciato quattro rabbini morti e alcuni feriti, parla purtroppo da sola. Netanyahu ha subito parlato di dura reazione. Saranno ancora bombardamenti su Gaza? La verità è che si è riaccesa la spirale di guerra che dura a intermittenza ormai dal lontanissimo 1948, quando Ben Gurion proclamò la nascita dello stato di Israle e venne subito attaccato da cinque paesi arabi. Troppo sangue si continua a versare in quel territorio. E la mancata soluzione del conflitto è anche fonte di tensione e di giustificazione o pretesto di guerre in tutta la zona. Più volte la pace è stata a un passo dopo le varie Camp David, ultima delle quali quella del 2000 che pareva preludere a un accordo assai soddisfacente per i palestinesi, con la concessione del novanta per cento dei territori.

Quando si arriva a un passo dalla pace scoppia subito un nuovo focolaio di guerra. Questo mentre tutto il Medio Oriente è divenuto ormai una polveriera. Le primavere arabe sono quasi tutte sfociate (con l’unica eccezione della Tunisia, dove dopo la vittoria degli islamici la supremazia è andata recentemente ai partiti laici) in regimi religiosi alcuni fanatici, in qualche caso capovolti, come in Egitto, da colpi di stato. In Siria la guerra civile contro Assad si sviluppa nell’indifferenza e nelle contraddizioni assunte dagli stati occidentali e in particolare dagli Usa e ha finito per generare l’Isis, l’organizzazione terroristica più spietata e sanguinaria dell’ultimo cinquantennio.

Questa organizzazione minaccia direttamente anche l’Europa e in particolare l’Italia. Ha ragione Angelo Panebianco a metterci in guardia. L’Isis punta a Roma, alla città del papa, capo di una religione da distruggere. Che ci siano terroristi che provengono da tutte le nazioni europee, che hanno studiato e lavorato in Europa, e che sono pronti a tornare da noi per importare il conflitto, risulta evidente dai dati forniti e dalla stesse parole dei protagonisti. Noi facciamo finta di niente. Abbiamo altri problemi, i fiumi che esondano, la disoccupazione giovanile, la miseria che si allarga. Se poi ci capitasse addosso anche una guerra terroristica di quel tipo, penso che i nostri drammi domestici passerebbero in secondo piano.

È inutile nasconderci dietro un cerino. C’è una guerra dell’estremismo islamico contro di noi. Non solo contro il mondo cristiano, ma anche contro la civiltà liberale. Continuare a sottovalutarlo significa perderlo in partenza. Abbiamo il dovere di meglio selezionare l’immigrazione aprendola ai profughi politici, chiudendo alla clandestinità indiscriminata. Abbiamo il dovere di verificare il modo col quale vivono e si educano nelle moschee i giovani mussulmani. Senza confondere naturalmente l’estremismo islamico con la religione mussulmana. Anzi, noi abbiamo bisogno dei mussulmani per sconfiggere il terrorismo islamico. Così come abbiamo bisogno dei paesi arabi per sconfiggere l’Isis. E avremmo davvero bisogno della fine del conflitto israelo-palestinese per togliere anche il più remoto alibi a chi sceglie di imbracciare un fucile in nome di Allah e di puntato contro di noi.

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