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Bindi: “Arrivederci”

26 novembre 2014 647 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

In un’intervista Rosy Bindi non ha usato mezzi termini. Mentre Bersani intende, con la tipica logica emiliana, rimanere fedele alla ditta, la Bindi parla di un nuovo partito, simile all’Ulivo, che possa aggregare la minoranza del Pd e altre forze di sinistra. Da tempo ci pensa Civati e gli oltre trenta deputati che ieri non hanno votato il Jobs act non credo che siamo insensibili alla tentazione. Pierluigi Bersani, dal canto suo, non è solo fedele al partito del quale è stato segretario, ma non vede uno spazio politico alla sinistra del Pd. A tale proposto cita il caso dell’Emilia-Romagna, dove gli elettori del Pd non hanno votato Sel, né la lista stile Tsipras, che insieme fanno meno della lista presentata alle europee. Gli elettori del Pd sono rimasti a casa e solo una minoranza ha votato il vecchio partito.

Bisogna ragionare su questa affermazione anche in casa nostra. In molti sollecitano una maggiore autonomia da Renzi e anch’io penso che la nostra piccola comunità politica debba ingaggiare qualche battaglia che la caratterizzi maggiormente. Penso ai temi della democrazia, dei diritti civili, e anche del rapporto con l’Europa, sul quale il governo ha mostrato qualche debolezza di troppo. Tuttavia la politica è fatta di spazi. Il vecchio Nenni aveva paura del vuoto, un concetto che non è solo della fisica. Una forza politica deve coprire uno spazio vuoto. Non può coprirne uno pieno. Secondo la Bindi esiste uno spazio vuoto a sinistra del Pd, secondo Bersani no. Secondo me anche se quello spazio esistesse, e può essere che la prudenza di Bersani sia anche frutto della sua personale situazione, non potremmo coprirlo noi.

Non è un caso che questo spazio sarebbe ben coperto, secondo i più, dal segretario della Fiom Landini, che si dimostra il più aggressivo e combattivo. E potrebbe essere punto di riferimento credibile di un’area di sinistra integralista. D’altronde in altri paesi tale posizione è stata ben interpretata da nuovi personaggi quali lo stesso Tsipras in Grecia e oggi da Iglesias in Spagna. Recenti sondaggi li danno addirittura in testa nei loro rispettivi paesi. Credo che la situazione economica spagnola e greca, e in qualche misura anche quella italiana, possa favorire l’emergenza e anche l’affermazione di nuovi partiti che contestano, e anche a ragione, i vincoli europei, ricollegandosi a una tradizione veterosocialista sia pur condita con nuove e anche fertili intuizioni.

Per ora non vedo però in Italia il nostro Tsipras e nemmeno il nostro Iglesias. Landini non ne ha la statura culturale, Civati, forse il migliore del gruppo, non ha i crismi del leader, forse nemmeno Cuperlo, che parla troppo in politichese, non parliamo della Bindi che appartiene al secolo scorso. È vero che i leader spuntano come i funghi nella giusta stagione. Ma nel momento dei partiti leaderistici questo per ora è problema non da poco. Poi esisterebbe un altro problema. In Spagna esiste una legge proporzionale e così in Grecia. In Italia, se non si vota col Consultellum, ma con l’Italicum o Alfanellum, esisterebbe il premio di maggioranza e un partito del genere potrebbe fare la fine di quello di Bertinotti, che leader era davvero, oppure comporre un’alleanza o addirittura un’unica lista, nel caso di premio alla lista, col partito ripudiato. Beffardo destino.

Dunque a mio giudizio si potrebbe coprire uno spazio politico, ma non quello elettorale. E qualcuno può pensare che per sancire la nostra autonomia da Renzi, noi, che pure sulle cose essenziali manteniamo maggiore differenziazione dall’estrema sinistra, possiamo incunearci in un simile guazzabuglio, per poi tornare al punto di partenza? Per dirsi non addio, ma solo Arrivederci, per dirla alla Bindi… Umberto?

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