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L’handicap di Ferrara

18 gennaio 2015 1.095 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

In una spumeggiante intervista al Corriere Giulianone Ferrara ne combina un’altra delle sue. Dopo avere decantato le lodi del giovin signor fiorentino in un libro di inevitabile successo egli avanza la candidatura di Bersani alla presidenza della Repubblica. Lo fa per gioco, sa benissimo che l’ex segretario del Pd ha le stesse mie possibilità di salire al Colle. Eppure la presenta come la più idonea soluzione per pacificare il Pd e l’Italia intera. Di Giuliano Amato vede i meriti in un curriculum che non ha eguali, ma anche gli handicap. Insisto su questo perché è evidente a quali handicap si riferisca Ferrara. L’essere stato dirigente del PSI e vice di Craxi, certo. In fondo é lo stesso presunto vizio che vede anche Stefania, oggi vestita da quel bonaccione di Lucio Barani a mò di Charlie Craxi. Insomma Amato no, perché socialista craxiano, Bersani sì nonostante sia stato comunista berlingueriano.

Detto da Ferrara che è stato tutte e due le cose insieme fa pensare. Vuol dire che Giuliano salva la sua prima identità e non la seconda nonostante la sua terza, quella di berlusconiano della quale tuttora si vanta, preveda la condanna per i comunisti e un salvacondotto per i socialisti? Credo che siamo al paradosso e Ferrara maestro di paradossi, quali la lista contro l’aborto dopo essere stato dirigente del partito di Loris Fortuna, e la negazione delle unioni civili nonostante la conversione di Berlusconi, non è mai stato maestro di coerenza politica. Anzi proprio la sua spregiudicata mutevolezza ne fa un interlocutore sempre imprevedibile e interessante. Almeno su questo punto però sarebbe maglio evitare la madre di tutte le contraddizioni.

Giuliano ha abbandonato il Pci nonostante il suoi particolari legame, anche familiare con quel partito. Ha sposato la causa del Psi craxiano e ne ha cantato a lungo i successi come giornalista e poi come parlamentare europeo. Poi è diventato ministro berlusconiano e ancora giornalista dello stesso genere politico. Che proprio lui annunci, senza fiatare la conventio ad exludendum di un ex dirigente del Psi, per altro già risorto come presidente del Consiglio anche dopo Tangetopoli, e una promozione per meriti di supposta pacificazione, di un ex dirigente del Pci, fa davvero pensare. Che questa idea che l’essere stati socialisti, cioè dalla parte giusta, costituisca una difetto, ed essere stati comunisti, invece un pregio, abbia ormai fatto breccia ovunque? Nel quindicesimo della morte di Bettino si dovrebbe almeno ritrovare la forza della verità….

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