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Canteremo tutti Sanremo? Ottimisti…

11 febbraio 2015 890 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Può darsi che lo slogan dell’intrattenitore Carlo Conti, un ottimo intrattenitore, che non buca mai il video ma non ti frigge il cervello con inutili protagonismi, funzioni davvero. E cioè che si torni a cantare Sanremo, perché negli ultimi anni non è stato così. Chi si ricorda delle canzoni dei festival? Forse bisogna tornare all’edizione Bonolis, coi giovani accompagnati dai grandi dello spettacolo (da Paoli, a Luttazzi a Burt Bacharach) quando è emersa quella bella realtà musicale che è Marika Ayane, con la sua inconfondibile voce di gola e quei gesti da mima o da strega. E che oggi ancora presenta una canzone composta anche da lei, ma un po’ troppo sofisticata per fare centro. Diciamo subito quel che ha convinto e quel che no. E cominciamo dal negativo. Signori miei, ma perché trasformare due brave cantanti in due vallette? Retrocesse, anziché no. Una, Arisa, che sembra una sintesi di Scaramacai e Crudelia Demon, l’altra che mi ricorda la donna dalla voce rauca di pavesiana memoria perché di lei si notava solo quello. E cosa mai deve fare la bellona di turno, quella Rocio tutta sangue e arena, che pare sempre fuori tempo e battuta. Ogni volta che tenta l’ironia provoca gelo e imbarazzo. Entra ed esce ma non si capisce perchè. Fuori luogo anche la sfilata della famiglia più numerosa. A tempi della buonanima sarebbe stata premiata. Ben sedici figli e un padre che parla solo di Provvidenza, una madre sempre gravida e i bimbi che sembrano figli dei fratelli. Complimenti davvero, ma chi la mantiene la famiglia Anania di Catanzaro che per mangiare una pizza deve fare un mutuo in banca e per spostarsi insieme deve noleggiare un pulmino, doppiando quasi il record del sottosegretario Delrio? Anche la finta riconciliazione tra Albano e Romina ha fatto ridere. I due non si guardano, non si toccano, fanno anche finta di baciarsi e l’unica battuta di lui, che mantiene sempre la solita voce dai toni acuti inarrivabili, si è ritorta spietata contro di lei che lo ha “fatto cantare in tribunale”. Un amore appassito al festival della città dei fiori. Meglio del solito invece le canzoni. Quella di Chiara Galliazzo, Straordinario, è finalmente un pezzo costruito con schemi tradizionali, due strofe d’ingresso, un ritornello e via di seguito. Melodica. Anche orecchiabile. Non male anche il pezzo di Grignani, Cuori infranti, se non ricordasse troppo nell’intermezzo September morn, quello di Alex Britti, Un attimo importante, è alquanto interessante, con lo scivolo sulla chitarra e il suo solito schema da scanzonato provocatore. Devo dire che mi è piaciuta molto una cantante che verrà probabilmente eliminata, come sempre io faccio il tifo per i perdenti, e cioè Lara Fabian, pezzo melodico forse un tantino banale, ma musicalità straordinaria. La sua Voce è destinata alla quaterna degli eliminandi. Il salotto di Grazia Di Michele con Mauro Coruzzi (Platinette) dedicato ai diversi con musica che ti prende, ha fatto centro. Eliminati anche loro due? Naturalmente premiati dal pubblico giovane invece i Dear Jack con cantante con faccia da patata e musica roccheggiante, ma bigia assai. Ci affidiamo alla misericordia della giuria. Incalzante per ritmo e impressionante per battute lo show di Alessandro Siani che non ha risparmiato uomini, donne e anche un bambino. Poi si è fatto perdonare devolvendo il suo gettone a due ospedali. Di fuoco anche l’esibizione di Tiziano Ferro, che inizia sempre mormorando le sue canzoni poi in un crescendo di implorazione-disperazione finisce con l’urlo. E sembra un indemoniato da esorcizzare. Un po’ come il primo Cocciante, quello di Bella senz’anima e di Margherita. Quel che stona sono le recensioni giornalistiche tutte ispirate al gossip, al vestito, alla discesa in stile Osiris dalle scale, ai tick e alle gaffe, ai foulard, agli umori, agli amori, ai dolori. E ben che vada solo ai testi, che contrariamente alla musica, implicano la sola capacità di lettura. Ma non si era detto che torneremo a cantare Sanremo? Possiamo giustificarli col pretesto dell’ora tarda. Ma a Sanremo si fronteggiano canzoni. Domani è un altro giorno si vedrà, cantava l’Ornella…

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