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Il confessore di Moro…

8 marzo 2015 618 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Dunque aveva ragione Cossiga. Moro, prima di morire, ricevette la visita di don Mennini, allora trentunenne prete della diocesi di Roma, nella Chiesa di Santa Chiara, ubicata a due passi dall’abitazione dello statista democristiano. Oggi Mennini è arcivescovo nel Regno Unito, dopo aver svolto un’intensa attività diplomatica in diversi paesi. Mennini è figlio di Luigi, all’epoca vice di Marcinkus al vertice dello Ior. Papa Bergoglio lo ha autorizzato a tornare in Italia per testimoniare di fronte all’apposita commissione parlamentare presieduta dall’ex democristiano Beppe Fioroni. Antonio Mennini si sarebbe recato nella “prigione del popolo” e dinnanzi ai brigatisti avrebbe confessato Aldo Moro e gli avrebbe comminato l’estrema unzione.

Vedremo la sua testimonianza, se confermerà questi fatti o meno. Se saprà aggiungere qualcosa alle tante domande che trentasette anni dopo ancora circondano il rapimento e l’omicidio di Moro. Se i fatti che vengono riferiti corrispondono al vero anche noi vorremmo alcune risposte. Vorremmo sapere chi ha dato a Mennini l’ordine di recarsi nella prigione di Moro, chi ha reso possibile la sua missione, se nessuna autorità statuale fosse a conoscenza di questo episodio. La prima domanda potrà anche facilmente essere soddisfatta. Fu Paolo VI a cercare un punto di contatto coi brigatisti e a individuare in don Mennini l’interlocutore più idoneo per la sua conoscenza di Moro.

La vere risposte sono alle altre due domande. Come ha fatto Mennini ad arrivare al luogo in cui Moro era detenuto, cioè in via Montalcini? Difficile immaginare che il giovane prete fosse a conoscenza della prigione di Moro. Evidentemente qualcuno che aveva stretti rapporti con Moretti e compagni ha accettato di mettersi in contatto con lui e lo ha pilotato nel luogo segreto. Ma è possibile che lo Stato non sapesse nulla? Non c’era un canale tra il governo e la Santa sede? Come mai non si arrivò nel luogo in cui subito dopo venne consumato l’omicidio? È davvero immaginabile che un prete si rechi in un appartamento dove era tenuto un condannato a morte, poi se ne ritorni tranquillamente a casa senza avvertire nessuno e non dica nulla per trentasette anni?

Certo il caso Moro si accresce di un’ulteriore pagina inquietante. Solo il Psi di Craxi si batté fino in fondo per salvare la vita del leader democristiano, mentre il partito della cosiddetta fermezza di Berlinguer e Zaccagnini mostrava solo la sua impotenza. Che anche il Vaticano abbia cercato, come i socialisti, un punto di contatto coi brigatisti per salvare la vita di Moro, è assai probabile. Che abbia inviato un suo delegato solo per impartirgli l’estrema unzione stentiamo a crederlo. Immaginiamo anche che Mennini sia stato bendato e poi spostato, senza coscienza del trasferimento, nel luogo della morte. Qualcuno avrà pure incontrato prima del viaggio finale? Domande che spero possano essergli rivolte se tutte le indiscrezioni pubblicate dai giornali verranno confermate.

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