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Dopo l’Italicum Pannella senatore a vita

7 maggio 2015 877 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Dopo la definitiva approvazione della nuova legge elettorale, compresa la firma del presidente della Repubblica, cambieranno molte cose. Questo almeno se non interverrà lo spirito così ben descritto da Tomasi di Lampedusa. Che è poi il classico spirito italiano, secondo il quale tutti i cambiamenti possono essere affrontati purché non cambi nulla. Ha ragione Ainis quando sostiene che la legge elettorale presuppone una riforma sostanziale della Costituzione. Adottare un cambiamento politico senza che ve ne sia uno costituzionale è un altro inconveniente italico. Costruire, cioè, situazioni “de facto” e non “de lege” per rinnovare senza rinnovamento, immaginare che il presidente del Consiglio e la forma del suo governo vengano di fatto decisi dagli elettori, anche se questo non avverrà alla luce delle leggi, è quel che il nostro Italicum presuppone.

Dovremo dunque assestarci nel perimetro della nuova legge, che, come ha recentemente sostenuto, con una certa dose di ironia, il nostro Vizzini, verrà usata almeno una volta. Si formeranno presumibilmente tre liste concorrenti. Una sarà quella del Pd aperta agli altri di centro-sinistra (anche se le preferenze non aiuteranno le cooptazioni), un’altra del centro-destra, magari nella ipotizzata forma del Partito repubblicano americano (una lista che guardando al centro non potrà avere però Salvini come candidato premier), una terza del movimento Cinque stelle per tentare di disputare il secondo turno.

L’esistenza di un polo all’estrema sinistra e di uno all’estrema destra saranno condizionate dal voto utile. Gli elettori sanno che il premio di maggioranza, per di più alla lista, scoraggerà il voto alle liste di estrema sinistra che finiranno per avvantaggiare quella di centro-destra, così come sconsiglierà di votare per liste di estrema destra che non potranno che premiare la lista del Pd e alleati. In mezzo possono esserci la lista del Nuovo centrodestra e potrebbero nascerne altre con l’obiettivo di superare lo sbarramento del tre per cento. E non sarà semplice formarle e poi aggregare consensi sufficienti.

Noi stiamo lavorando per verificare la possibilità di coagulare interesse su un’area naturalmente più ampia di quella del solo Psi. Abbiamo cominciato col convegno del 30 aprile, che ha suscitato attenzioni e contributi da parte di settori del centro e della sinistra riformista non aggregati al PD. Dovremo certo verificare anche la possibilità di riprendere un discorso coi compagni radicali. Magari, come ho già più volte sostenuto, formando subito un comitato per chiedere la nomina di Marco Pannella a senatore a vita.

Marco ha compiuto 85 anni. Ha qualche acciacco e anche per lui, che forse non ne è per nulla convinto, non vale il dono dell’immortalità. Il leader radicale ha contribuito a rendere più libera l’Italia ingaggiando col nostro Loris Fortuna, del quale si celebrerà quest’anno il trentesimo anniversario della scomparsa, le entusiasmanti battaglie del divorzio e dell’aborto che hanno segnato gli anni settanta come epoca di diritti civili. Cosa si aspetta a un giusto e meritato riconoscimento? In fondo, ormai che anche papa Bergoglio ha depenalizzato l’aborto con le recenti prese di posizione, dovremmo continuare a tenere sul capo di Pannella la scure dell’oscurantismo? E tempo di pace. Dunque la nomina di Pannella sarebbe un riconoscimento alla pacificazione dell’Italia unita dalla libertà. E dall’apprezzata svolta di un papa che guarda lontano.

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