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Le Unioni che dividono anche il Pd

5 gennaio 2016 704 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

In mezza Europa, dalla Spagna alla Francia, al Portogallo alla Gran Bretagna, perfino nella religiosissima Irlanda, sono state varate leggi che autorizzano i matrimoni omosessuali, con diritto di adozione. In Germania, il paese della democristiana Merkel, sono invece state lanciate le cosiddette Unioni civili, che rappresentano forme anomale di simil matrimoni, contratti che escludono le adozioni e danno solo la possibilità di adottare un figlio di uno dei due coniugi, qualora la madre abbia perso, per motivi diversi, il diritto alla maternità. È la cosiddetta stepchild adoption, che in Germania non ha destato scandalo alcuno.

In Italia, l’unico paese ancora privo di una legge sul fine vita, che pare scomparsa assieme a Eluana Englaro, e che adesso è materia di studio e di iniziativa della commissione interparlamentare grazie soprattutto all’impegno della nostra Pia Locatelli, si è scelta la soluzione più moderata: quella tedesca, appunto. Le unioni civili hanno anche assunto il nome invero burocratico di Formazioni sociali specifiche, quasi fossero un movimento di riparazione del suolo, forse per sgrossarle ulteriormente di quell’alone di rispetto per il diritto degli omosessuali che dovrebbe essere invece universalmente tutelato. Gli omosessuali diventano dunque oggetti di anomale, specifiche unioni. Peraltro sotto mentite spoglie. Eppure anche attorno alla più moderata delle concessioni si è sviluppata una polemica che non accenna a placarsi.

Il punto controverso, sul quale si è agitato lo spettro del cosiddetto “utero in affitto”, è quello della steplichd adoption. L’ala integralista del Nuovo centro-destra divenuto ormai Azione popolare con Casini, non riproponendo il vecchio comportamento della Dc che considerava queste questioni non soggette ad accordi di governo, lasciando libero il Parlamento e riservandosi successivi referendum, gridano col nostro molto ex Sacconi un altolà alla maggioranza, i settori più oscurantisti di Forza Italia, e addirittura qualche reduce ex democristiano del Pd hanno annunciato la loro opposizione.

Si oppongono cioè anche al modello più moderato di riconoscimento dei diritti delle coppie gay. È incredibile, ma è così. Si vuole negare non tanto alla coppia, ma a un bambino senza uno dei due genitori, di poterne acquisirne un altro e con esso i relativi successivi diritti. E questa sarebbe la difesa della famiglia. Si agita la questione dell’utero in affitto sapendo bene che si tratta di un’attività vietata per legge e che, se praticata all’estero, può esserlo tuttora anche da parte delle coppie eterosessuali sterili senza destare scandalo alcuno. E senza che il Parlamento approvi alcuna legge sulle coppie gay.

Quante volte i laici sono stati costretti ad ingaggiare battaglie per affermare i loro principi di tolleranza? Per combattere contro tutte le discriminazioni? Per ribadire i valori del rispetto di tutte le opinioni e le tendenze ideali, culturali, politiche, religiose, sessuali? Oggi purtroppo i partiti italiani si dividono sui principi fondamentali perché sono tutti post o anti identitari. Non sono costruiti, nemmeno il Pd, su una comune visione della vita, al contrario delle vecchie formazioni politiche. Nel Psi non esistevano dissensi sui temi del divorzio e dell’aborto. Nel Pd esistono anche sulla legge più moderata d’Europa attorno alle coppie di fatto, contrariamente a quanto avviene in tutti i partiti socialisti europei. In fondo è questa la differenza tra il Pd e noi. Noi siamo laici, il Pd un po’ meno. Speriamo che Renzi tenga duro e non dia retta a chi vorrebbe una legge ancora più sbiadita.

Mauro Del Bue
Mauro Del Bue
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