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Con gli zero virgola non si esce dalla crisi

13 febbraio 2016 344 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Come non dare ragione a Matteo Renzi quando alza la voce con l’Europa e chiede maggiore flessibilità? Come non dar ragione al governo italiano quando pretende che il costo dell’operazione migranti venga scomputato dal vincolo del tre per cento e quando ritene che anche gli aiuti alla Turchia, per la stessa questione, debbano essere ritenuti fuori dallo stesso parametro? E,aggiungiamo, come non prendere atto che finalmente l’Italia riprende a crescere dopo anni di recessione e anche di deflazione e che sul versante dell’occupazione soprattutto per merito della detassazione dei nuovi assunti, e in parte minore del Jobs act, si è avuto un lievissimo incremento e soprattutto un leggero aumento dei contratti a tempo indeterminato?

Quello che non mi sento di condividere, però, è la soddisfazione e addirittura una certa euforia che serpeggia in talune dichiarazioni di esponenti del Pd e del governo. L’Italia cresce nel 2015 circa la metà della media europea (lo 0,7 contro l’1,5). Con queste percentuali non vi può essere né diminuzione del debito, né aumento sensibile dell’occupazione. Lo ha rilevato giustamente sul Quotidiano nazionale Giorgio La Malfa. L’Italia cresce assai meno della Spagna, che era paese a rischio più del nostro e che ha provveduto a fare riforme più radicali e ad uscire transitoriamente dal vincolo del tre per cento. Come del resto ha fatto la Francia senza che il suo delegato Moscovici le abbia ripetuto le stesse obiezioni rivolte alla richiesta italiana. La Malfa aggiunge che solo una crescita del 2 per cento del Pil può consentire un aumento di occupati.

Noi viviamo il dramma più grande. Siamo il paese europeo che ha il debito più alto dopo la Grecia (circa il 130 per cento rispetto al Pil, dopo il governo Craxi era all’87) e mentre negli anni ottanta crescevamo molto di più, circa il doppio, della media europea, negli ultimi vent’anni siamo cresciuti circa della metà. Questo nonostante riforme non certo popolari e alcune neppure giuste, vedasi quella per le pensioni del governo Monti. È evidente che la massiccia disoccupazione sia dovuta alla mancata crescita. E che la mancata crescita sia dovuta in larga parte al vincolo europeo. E allora se proprio dobbiamo litigare con la troika, tanto vale farlo su qualcosa di più importante che non per gli zero virgola. E proporre un patto per superare transitoriamente il tre per cento, assieme a riforme più serie della spesa pubblica e a un piano di disinvestimenti del patrimonio statale. Su questo il governo potrebbe chiamare a raccolta tutte le forze politiche e aprire un contenzioso strategico con l’Europa. Con l’autorevolezza e la serietà di un esecutivo che vuole risolvere i problemi e attraverso il riconoscimento del ruolo fondamentale che l’Italia deve svolgere in Europa, nel mediterraneo e nel medio-oriente. E che certo le posizioni assunte dopo la strage di Parigi non hanno assecondato…

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