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Non dimenticarsi dei 6mila morti reggiani (una critica alle istituzioni distratte)

5 novembre 2018 141 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

E’ passata quasi sotto silenzio la data del 4 novembre del 2018, centenario della fine della prima guerra mondiale e della vittoria italiana con la ripresa di Trento e Trieste. E’ vero, la guerra fu un macello. Solo in Italia persero la vita 650mila giovani al fronte, il doppio delle vittime della seconda, frutto anche dei bombardamenti e della criminale avventura di Russia. A Reggio persero la vita 6mila persone, per lo più ragazzi, molti dei quali si erano arruolati volontari, animati da passione patriottica. Solo il Liceo Classico commemorò la morte di 40 studenti. Non c’era famiglia reggiana che non avesse perso in guerra un figlio, un nipote, un cugino. Il lutto attraversò l’intera provincia. Non aver compreso il valore di tanti sacrifici, l’aver relegato gli ex combattenti a un ruolo marginale, se non discriminato, nell’immediato dopoguerra, unito all’infatuazione bolscevica, costò all’Italia il diffondersi del nuovo credo fascista. I 6mila reggiani morti non meritano maggiore attenzione da parte delle istituzioni reggiane? Nel febbraio del 1915 il socialista interventista Cesare Battisti tenne una contestata conferenza al Politeama Ariosto e gli scontri tra forze dell’ordine e manifestanti costò la morte a due di loro. Ma anche a sinistra furono in tanti a partire volontari per il fronte. Lo fece il repubblicano Pietro Nenni, ma anche il socialista Leonida Bissolati e con lui Gaetano Salvemini. Partirono anche Sandro Pertini che meritò una medaglia, Ferruccio Parri e Palmiro Togliatti. A Reggio si schierarono per l’intervento il primo socialista reggiano Pietro Artioli e il primo sindaco Alberto Borciani. Mi fa piacere che l’ordine dei giornalisti abbia ricordato Giovanni Modena, un socialista collaboratore dell’Avanti, partito volontario e caduto al fronte. Non solo partirono da Reggio i nati nel 1899, ma dopo Caporetto furono chiamati anche quelli nati nel 1900. Quando pareva che la guerra fosse persa e che gli austriaci arrivassero anche in città “Il Giornale di Reggio” titolò in prima pagina: “Se i tedeschi verrano”, paventando l’ipotesi di un’invasione immediata. Scattò, anche negli ambienti più ostili alla guerra, l’impulso a combattere per difendere i confini nazionali. Anche il mondo dello sport reggiano fu coinvolto nel dramma. Persero la vita il primo giornalista sportivo UldericoPedroni e tre calciatori del Reggio football club: Eugenio Iori, Attilio Vanicelli, Ido Bertani. Per loro si erigerà una stele ricordo al Mirabello che é stata persa. Morì Nino Petrazzani, figlio di Pietro, medico del San Lazzaro e consigliere comunale del Psi, che poi sarà, non a caso, il primo sindaco fascista del Comune nel novembre del 1922. Morì eroicamente il tenente colonnello Ferdinando Vallisneri e poco dopo anche il maggiore Leopoldo Reverberi. E quando giunse, il 4 novembre del 1918, la notizia della vittoria, il capitano Bruno Curli tenne un’appassionata orazione dal balcone del palazzo del Capitano del popolo non ancora ristrutturato a palazzotto medievale. Mi piace ricordare che l’ammnistrazione comunale socialista nell’immediato dopoguerra invitò a Reggio bambini di Vienna, i figli dei vinti, e li ospitò durante le feste natalizie in nome di un Natale dell’umanità.

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